Medicina*

Morti “cardiache”, COVID e vaccini mRNA

Foto in evidenza di Giampaolo Ferranti. Foto rilasciata con licenza CC0.

Nell’Agosto 2023 è stato pubblicato uno studio sulla mortalità e sulla disabilità per malattie cardiovascolari nel Regno Unito. In particolare lo studio si occupa dei trend delle due variabili in questione per individui in età compresa tra i 15 e i 44 anni.

Sono due anni che sostengo che siccome il COVID è una malattia cardiaca prima che respiratoria a causa della proteina spike, l’aver insegnato al corpo a produrla con la vaccinazione mRNA deve necessariamente indurre la stessa condizione, con l’aggravante che mentre la malattia può essere pericolosa solo quando contratta, la vaccinazione mRNA genera meccanismi di produzione della spike tutt’altro che noti e (come si sta osservando ormai da mesi) sta iniziando a venir fuori che la spike può essere prodotta anche dopo la vaccinazione e per un periodo imprecisato di tempo.

Quello che questo studio osserva è qualcosa che se non è una conferma poco ci manca. Infatti come sapete la mortalità del COVID è stata molto alta all’inizio, nei primi mesi del 2020, per poi andare gradualmente ad abbassarsi con l’evolversi delle varianti fino a trasformare questa malattia in una condizione molto vicina all’influenza.

Ci si aspetterebbe quindi che la mortalità in eccesso nel 2020 sia più alta a causa del COVID e così è. Tuttavia negli anni successivi si può vedere un incremento mostruoso della mortalità per malattie cardiache e negli anni 2021-2022 la mortalità del COVID si è enormemente ridotta. D’altro lato è proprio nel 2021 che si iniziano a sperimentare i vaccini mRNA sulla popolazione e “casualmente” l’eccesso di mortalità per malattie cardiache aumenta vertiginosamente. I numeri, se comparati con la media dei 5 anni precedenti (2015-2019), sono terrificanti:

La media delle morti in eccesso per malattie cardiache nel quinquennio 2015-2019 è di 1.800 morti e la media di richieste di invalidità cardiovascolare (PIP Clearances) è di 2.100.

Nel 2020 (quindi con l’arrivo del COVID) le morti in eccesso aumentano del 13% e le PIP aumentano del 10%. E fin qui ci sta considerando l’evento.

Il problema sorge dal 2021 in poi, cioè da quando hanno iniziato a testare i vaccini ad mRNA. Nel 2021 infatti le morti in eccesso sono superiori del 30% rispetto al quinquennio pre-COVID, mentre le PIP sono aumentate del 64%.

Addirittura nel 2022, quando ormai la variante predominante è la Omicron (con un tasso di mortalità molto più basso rispetto al COVID del 2020), l’eccesso di mortalità per cause cardiache è del 44% comparato col quinquennio pre-COVID mentre le richieste di invalidità per cause cardiovascolari comparato con lo stesso periodo è addirittura del 135%.

Ora, sappiamo tutti che la spike è tossica e che danneggia i tessuti, in particolare il tessuto cardiaco sul quale possono restare delle cicatrici permanenti che possono anche indurre a problemi cardiaci seri. Sappiamo anche che i vaccini a mRNA insegnano al nostro corpo a produrre la spike in modalità che ancora non conosciamo appieno.

Basta mettere insieme queste cose e avremo la risposta. Risposta che peraltro stiamo dando da almeno due anni senza essere ascoltati.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

[1]   Carlos Alegria (2023), UK – Death and Disability Trends for Cardiovascular Diseases, Ages 15-44

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