Ingerenze

Ingerenze statunitensi: Grenada (1983)

Grenada è un isolotto nei Caraibi che fino al 1974 è stata una colonia britannica. Negli anni successivi all’indipendenza ha ancora un Governo filo-liberista e filo-atlantista guidato da Eric Gairy. Questo Governo si macchia di atrocità politiche che sono assurde da tollerare in un mondo civilizzato (andatevi a vedere chi è la “Mongoose Gang”).

Ad un certo punto il popolo si ribella e fa il colpo di Stato, ponendo al vertice del paese un Governo anti-liberista e anti-atlantista guidato da Maurice Bishop. Lui voleva traghettare Grenada verso il progresso ma voleva mantenere dei rapporti di pace con tutti i paesi del mondo, inclusi gli States.

La dittatura Gairy viene rovesciata, la Mongoose Gang viene sciolta, la Costituzione di Grenada viene sospesa e Bishop diventa Primo Ministro del paese, istituendo un regime rivoluzionario chiamato PRG. Questa situazione preoccupa gli Stati Uniti perché il movimento in questione è di stampo comunista e intesse legami con Cuba, Nicaragua e altri paesi che in quel periodo vivono un forte disallineamento dagli standard ideologici statunitensi. Bishop dichiara l’obiettivo del PRG [1]:

“Dal primo giorno della rivoluzione ci siamo sempre sforzati di avere e sviluppare le relazioni più strette e amichevoli con gli Stati Uniti, così come con il Canada, la Gran Bretagna e tutti i nostri vicini caraibici […] e noi intendiamo continuare a lottare per queste relazioni. Ma nessuno deve fraintendere la nostra cordialità come una scusa per maleducazione e ingerenza nei nostri affari, e nessuno, non importa quanto potente e potente sia, sarà autorizzato a dettare al governo e al popolo di Grenada con chi possiamo avere rapporti amichevoli e che tipo di relazioni dobbiamo avere con gli altri paesi. Non abbiamo passato ventotto anni di lotta contro il gairyismo, e  specialmente gli ultimi sei anni di terrore, per ottenere la nostra libertà, solo per buttarla via e diventare schiavi o lacchè di qualsiasi altro paese, non importa quanto grande e potente sia. […] Siamo un piccolo paese, siamo un paese povero, con una popolazione di discendenza in gran parte africana, facciamo parte del Terzo Mondo sfruttato e abbiamo sicuramente un interesse nel cercare la creazione di un nuovo ordine economico internazionale che aiuterebbe a garantire la giustizia economica per i popoli oppressi e sfruttati del mondo e ad assicurare che le risorse del mare siano utilizzate a beneficio di tutti i popoli del mondo e non per una piccola minoranza di profittatori. […] Nessun paese ha il diritto di dirci cosa fare o come gestire il nostro paese o con chi essere amico. Certamente non cercheremmo di dire a nessun altro paese cosa fare. Non siamo nel cortile di nessuno e sicuramente non siamo in vendita. Chiunque pensi di poterci intimidire o minacciarci chiaramente non ha alcuna comprensione, idea o idea del materiale di cui siamo fatti. Chiaramente non hanno idea delle tremende lotte che il nostro popolo ha combattuto negli ultimi sette anni. Anche se piccoli e poveri, siamo orgogliosi e determinati. Preferiremmo rinunciare alle nostre vite prima di  compromettere, svendere o tradire la nostra sovranità, la nostra indipendenza, la nostra integrità, la nostra virilità e il diritto del nostro popolo all’autodeterminazione nazionale e al progresso sociale.”

Il PRG quindi bandisce tutti gli altri partiti impedendo le elezioni per i successivi quattro anni. Questo nuovo Governo “dei lavoratori e degli agricoltori di Grenada” attua una riforma agraria proprio a beneficio dei piccoli agricoltori e lavoratori agricoli, amplia di diritti sindacali, promuove l’uguaglianza delle donne sul posto di lavoro, attua programmi di alfabetizzazione e istituisce cure mediche gratuite e istruzione secondaria gratuita, latte e mense scolastiche gratuiti per la cittadinanza.

Tuttavia già nel Settembre del 1983 la leadership di Bishop viene messa in discussione in seno al partito e si apre una spietata lotta per il potere tra i vari contendenti, tra cui Bernard Coard e Hudson Austin, entrambi filo-comunisti e sovvenzionati militarmente dal sovietico Yuri Andropov [2].

L’URSS preferisce sostenere dei rivoluzionari completamente comunisti piuttosto che vie di mezzo come Bishop che vogliono realizzare dei modelli progressisti ad economia mista. Questa lotta per il potere convoglia in uno scontro tra civili (sostenitori di Bishop) e militari (sostenitori di Coard) e Bishop viene catturato e messo agli arresti domiciliari il 14 Ottobre del 1983.

Bishop riesce a fuggire ma poco dopo lui e altri leader centrali del governo rivoluzionari vengono trovati dalla fazione di Coard e fatti fucilare. Hudson Austin dichiara alla nazione quattro giorni di coprifuoco intimando che avrebbe fatto fucilare chiunque fosse stato sorpreso fuori casa [7]

Siamo arrivati ad un’escalation piuttosto pericolosa e gli americani devono intervenire perché (come sostenuto dall’analisi di Ledeen e Romerstein dei cosiddetti “Grenada Documents” e come contenuto anche in un importante documento di Ronald H. Cole  [2, 8]) la situazione stava portando di fatto un regime comunista vicino alle porte degli Stati Uniti. Ma come possono giustificare di fronte all’opinione pubblica un’azione militare nei confronti dei Grenada? Semplice: bisogna trovare una scusa e l’amministrazione Reagan la scusa la trova anche in fretta.

Ci sono 600 studenti americani di medicina nei pressi dell’aeroporto di Point Salinas che secondo l’amministrazione Reagan sono «in grave pericolo» perché potrebbero essere presi in ostaggio. In realtà quella è solo la facciata, infatti i servizi segreti statunitensi stavano sorvegliando la situazione e se da un lato avevano visto un’ingerenza russa nel partito di Bishop, dall’altro avevano una presunta prova del 9 perché l’aeroporto stesso di Point Salinas, che era stato costruito da Bishop e paradossalmente da imprese americane, era secondo i servizi segreti «troppo grande per giustificare il solo utilizzo civile». Questo giustifica ai loro occhi l’intervento militare sull’isola ed è così che ha inizio l’Operazione Urgent Fury.

In realtà anche il Governatore generale di Grenada, Paul Scoon, si appella segretamente a Reagan dicendo che avrebbe sostenuto l’ingerenza esterna (anche se poi la firma ufficiale alla lettera viene apposta il giorno dopo l’invasione). Pochissimi giorni dopo l’annuncio del coprifuoco viene tirata su l’Operazione e gli americani sbarcano sull’isola e la bombardano.

Coard e Austin vengono catturati e condannati a morte, sebbene in realtà non verranno mai ammazzati ma gli verrà convertita la pena in anni di carcere.

Le Nazioni Unite condannano questa operazione come “una flagrante violazione del diritto internazionale”, ma nonostante questa risoluzione di condanna sia sostenuta nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite [4], viene bloccata dal veto degli USA e di fatto non se ne fa più nulla.

Alla fine quindi gli Stati Uniti fanno un colpo di Stato in un paese straniero, si liberano dell’amministrazione locale e la passano liscia. Tra l’altro l’invasione dell’isola avviene con la scusa di salvare degli studenti americani che studiavano a Grenada in prossimità dell’aeroporto Point Salines, il quale secondo gli Stati Uniti aveva una pista di atterraggio “troppo grande per avere soli scopi civili”. E quindi secondo l’opinione pubblica statunitense questa è una scusa sufficientemente valida per mandare l’esercito e bombardare un’isola grande un quarto della città di Roma…

BIBLIOGRAFIA E FONTI

[1]   Maurice Bishop (1979), In Nobody’s Backyard

[2]   Ronald H. Cole (1983), Operation Urgent Fury – The Planning and Execution of Joint Operations in Grenada 12 October – 2 November 1983

[3]   Stephen Zunes – Global Policy Forum, Foreign Policy in Focus (2003), The U.S. Invasion of Grenada: A Twenty Year Retrospective

[4]   Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (1983), Vetoes – UN Security Council – Quick Links – Research Guides at United Nations Dag Hammarskjöld Library

[5]   Daniel L. Haulman – US Defense archive (2012), Crisis in Grenada: Operation URGENT FURY

[6]  Jiri Valenta (2019), Grenada And Soviet/Cuban Policy: Internal Crisis And U.S./OECS Intervention

[7]  RMC 19 ottobre 1983 Annuncio radiofonico austinradio

[8]  Michael Ledeen & Herbert Romerstein (1984), Grenada Documents: An Overview and Selection

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