Libertà, democrazia e progressismo: falsi cavalli di battaglia delle false sinistre moderne

Libertà, democrazia e progressismo: falsi cavalli di battaglia delle false sinistre moderne

di G.F.

Foto in evidenza caricata da AussieActive su unsplash.com, disponibile a questo link. Foto rilasciata con licenza CC0.

1.   Introduzione.

Saprete benissimo che le caratteristiche peculiari dei partiti “presunti” di sinistra sono la strenua difesa dei concetti di libertà, di democrazia e di progressismo. Anzi addirittura spesso denigrano gli altri partiti proprio per le loro lacune in tema. Bene, ma siamo sicuri che questi concetti (che sono sicuro voi abbiate abbastanza bene in mente) siano gli stessi anche per loro? Beh come avrete sicuramente notato nel corso del tempo alcuni personaggi politici hanno fatto della reinterpretazione delle parole il loro cavallo di battaglia e come vedrete più avanti questo è proprio il caso. Iniziamo dunque prima con le definizioni da vocabolario e poi andiamo a fare una riflessione basata sui fatti reali. Quello che voglio dimostrarvi è che proprio giocando con il martellante uso deliberatamente sbagliato delle parole che questi partiti sono riusciti a farvi passare una cosa per un’altra.

2.  Il concetto di libertà.

Se andiamo sulla Treccani ovviamente sul concetto di “libertà” si possono trovare numerosi significati. Riporto i più significativi:

“L’esser libero, lo stato di chi è libero […] Si oppone direttamente a schiavitù, prigionia (anche di animali) in frasi come “essere, vivere, mettere, rimettere in libertà”; “avere, godere la libertà”; “privare uno della libertà” (renderlo schiavo, o metterlo in prigione o tenerlo comunque in uno stato di detenzione) […] In senso astratto e più generale, la facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo; cioè, in termini filosofici, quella facoltà che è il presupposto trascendentale della possibilità e della libertà del volere, che a sua volta è fondamento di autonomia, responsabilità e imputabilità dell’agire umano nel campo religioso, morale, giuridico. […] In sede giuridico-economica si considerano inoltre la libertà di commercio, la libertà di scambio, la libertà di lavoro […] ecc. principio teorico in base al quale tutte le nazioni possono navigare e commerciare, in qualunque mare, liberamente e senza limitazioni, fatta eccezione per le acque territoriali.”

Bene la prima cosa che balza agli occhi è che esistono delle libertà individuali nel senso che sono proprie delle persone e delle libertà più astratte, che sono invece proprie di altre cose. Infatti la “libertà nel senso dello stato di chi è libero” come concetto che si oppone alla prigionia, alla limitazione personale e alla facoltà di pensare liberamente etc… non ha assolutamente nulla a che vedere con la libertà in senso economico di commerciare liberamente senza limitazioni di alcun tipo. Questo secondo concetto infatti rientra appieno nel concetto di “libero mercato”, che non è il fondamento della civiltà umana ma solo il fondamento di una delle correnti di pensiero economiche. Bisogna stare infinitamente attenti a non confondere le due cose o a dare per scontata l’una piuttosto che l’altra.

Quello che infatti alcuni partiti fanno è parlare di libertà in modo generale per poi sottintendere in pratica solo il secondo aspetto. Un esempio? I partiti di destra. Infatti secondo il vocabolario un partito di destra è un partito liberale moderato e conservatore, tipicamente nazionalista. Ma cosa vuol dire “liberale”?

“Che s’ispira ai principi etici del liberalismo, basati sul rispetto e sulla difesa della libertà individuale e della libera iniziativa economica […] nome di vari partiti europei ispirati all’ideologia liberale.”

E cosa vuol dire allora “liberalismo”?

“Il complesso dei principi, delle concezioni e delle ideologie in cui si esplica un atteggiamento, etico e politico, che ha al centro i problemi della libertà e della sua difesa, e che riconosce all’individuo un valore autonomo, tendendo a limitare l’azione statale, nelle sue varie determinazioni, in base a una costante distinzione di pubblico e privato […] si distingue il liberalismo economico, più propriamente chiamato liberismo.”

E per “liberismo”, sempre da vocabolario, cosa si intende?

“In senso ampio, sistema economico imperniato sulla libertà del mercato, in cui lo stato si limita a garantire con norme giuridiche la libertà economica e a provvedere soltanto ai bisogni della collettività che non possono essere soddisfatti per iniziativa dei singoli (è detto anche liberalismo o individualismo economico). In senso specifico, libertà del commercio internazionale, detta anche libero scambio, come dottrina e prassi economica opposta al protezionismo.”

E’ chiaro quindi che i concetti di “liberale” e di “liberismo” sono storicamente di destra (sia quella conservatrice moderata che quella più estrema e globalista). Ma allora perché sentiamo sempre, soprattutto in campagna elettorale, i politici di sinistra parlare di libertà e liberalismo? Semplice, perché i partiti “presunti” di sinistra in realtà agiscono come partiti di destra estrema globalista. Vedremo questo aspetto per tutte e cinque le parole che ci siamo proposti di analizzare e alle quale loro tengono tanto, ma nello specifico caso della libertà dobbiamo ricordare che per esempio un tale Matteo Renzi, al tempo ai vertici del Partito Democratico, l’8 Giugno 2012 disse:

“Dimostreremo che non è vero che l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo ma che al contrario il liberismo è un concetto di sinistra, e che le idee degli Zingales, degli Ichino e dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro partito, ma ne devono essere il cuore.”

Ma come? Ma quindi la libertà difesa dal PD include un concetto di destra? Eh si perché parlare di libero mercato significa parlare di “limitazione della capacità dello Stato di realizzare il welfare in nome della libertà dei mercati”. Quindi la difesa dei mercati si scontra con quella delle persone. Come fa un partito “presunto” di sinistra a difendere una roba del genere? E’ molto semplice: non bisogna MAI guardare ai nomi, bensì ai fatti e chiunque difenda i principi del liberismo, si proclami liberista o liberale è NEI FATTI di destra. Poi vedremo più avanti se classificare i “presunti” di sinistra come estremisti di destra o come conservatori.

Questa deriva viene dagli Stati Uniti, patria storica del liberismo dove il dualismo non è tra destra e sinistra ma tra destra estrema (i democratici, o dem) e destra conservatrice moderata (i repubblicani). Ma pensate davvero che la Statua della Libertà identifichi la libertà umana oppure vi sta venendo il dubbio che si tratti di un monumento che simboleggia l’ideologia statunitense liberista?

3.  Democrazia e Anti-fascismo.

Veniamo alla parola più fraintesa e abusata della storia: “democrazia”. Secondo il Treccani:

“Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in partic., forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico.”

La democrazia è quindi un qualcosa che si oppone al concetto di tirannia, di coercizione e di totalitarismo. Va da sé che per esempio il nazismo e il fascismo sono totalmente in antitesi con il concetto di democrazia. Infatti per “fascismo” si intende:

“Movimento politico italiano che […] conquistò il potere nel 1922 […], dando vita dapprima a un gabinetto di coalizione (insieme ai nazionalisti, liberali, democratici sociali e popolari), e trasformandosi poi, a partire dal 1925, in un regime dittatoriale a carattere totalitario e nazionalista che tenne il governo d’Italia fino al 25 luglio 1943; in senso astratto, l’insieme di ideologie e di concezioni (corporativismo economico e accentramento amministrativo in politica interna, espansionismo imperialistico in politica estera) che ne costituirono il fondamento teorico, cioè la dottrina.”

Essere quindi antifascista significa essere contrario al fascismo in tutte le sue forme. Eppure il fascismo è la diretta conseguenza dell’applicazione di lungo periodo delle politiche liberiste. Infatti l’onorevole Ghidini nel 1947 durante l’Assemblea Costituente disse [6]:

“Il solo che abbia portato la discussione in un campo veramente generale e fondamentale è stato l’onorevole Maffioli che ha posto a base del suo ragionamento una concezione dello Stato profondamente diversa da quelle che ha animato la parola de’ suoi stessi colleghi. Infatti è certo che non tutti i suoi amici accedono all’opinione da lui espressa. Egli in sostanza professa la concezione dello Stato agnostico; dello Stato che non deve intervenire nel campo economico; che lascia completamente libera l’iniziativa privata; dello Stato che non agisce come elemento attivo di coordinazione, di controllo e di propulsione del fatto economico, ma piuttosto come gendarme dell’ordine esteriore, di quell’ordine dietro il quale si riparano il privilegio di pochi, la miseria di molti e la ingiustizia per tutti. Ma l’onorevole Maffioli stesso ha sentito tutta l’anacronisticità dal suo pensiero tanto che a un certo punto (se ho ben compreso) ha soggiunto, per temperarne l’asprezza, che bisogna impedire il formarsi del super-capitalismo. Ma egli non si è accorto che in tal modo contraddiceva alle sue stesse premesse. Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al supercapitalismo e così a quelle conseguenze che lo stesso onorevole Maffioli depreca, fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli.”

Trovate traccia di questo intervento nei Verbali della Costituente, 7 Maggio 1947. Va da sé che dichiararsi antifascista significa dire di essere d’accordo con l’evitare che si verifichino derive fasciste nella società. E come si evitano i problemi? Eliminando la causa radice. Ma se la causa radice del fascismo è l’applicazione di politiche liberiste, dire di essere antifascista (come è la Costituzione italiana del 1948) significa dire di essere antiliberista.

E’ chiaro quindi che “democrazia” e “liberismo” non possono andare d’accordo. Quindi i partiti “presunti” di sinistra non possono sposare il concetto di libero mercato perché questo porta inevitabilmente a delle derive fasciste nella società. Ma allora perché un partito come il PD si fa chiamare “democratico” se poi nei fatti difende il libero mercato (per esempio difendendo l’UE che nei suoi principi fondanti ha i concetti del libero mercato)? Questo nasce dal fatto che il PD è in realtà una copia del partito dei dem americani. Ma qui vale lo stesso discorso: come fa un partito nei fatti di destra a chiamarsi democratico? E’ semplice, negli Stati Uniti, patria mondiale del liberismo, è storicamente radicato il concetto di dualismo tra lo Stato tiranno e della libertà individuale. In mezzo c’è purtroppo anche un consolidarsi di una cultura puritana di stampo calvinista che nel Far West ha finito per delineare i caratteri della società americana di oggi che accetta la competizione sfrenata perché “è Dio attraverso i tuoi successi a dimostrarti che sei meritevole”. E soprattutto questo merito si traduce in un successo che è di tipo finanziario. Questo ideale è talmente forte già nell’ottocento che nel più celebre libro di economia del tempo l’economista Alfred Marshall scrive [5]:

“Tutti quelli che valgono qualcosa portano con sé la sua natura più alta in affari; e, lì come altrove, è influenzato dai suoi affetti personali, dalle sue concezioni del dovere e dalla sua riverenza per gli alti ideali.”

Il sedimentarsi di queste idee dai tempi dell’imperialismo britannico ad oggi ha finito per creare una diffusa illusione collettiva del fatto che la libertà di commercio non possa essere limitata dallo Stato in quanto sarebbe una presunta violazione della libertà individuale da parte di un tiranno. Ma come sappiamo bene le persone sono libere quando i mercati sono regolamentati, perché quando sono i mercati ad essere liberi i salari diventano negoziabili sotto forma di merce e di conseguenza subiscono le leggi della concorrenza, che puntano sempre al ribasso come conseguenza cardine della competizione e in generale della competitività. E’ la storia ad insegnarcelo: ogniqualvolta il liberismo ha messo le mani sull’economia di uno Stato lo ha disgregato portando al collasso l’economia interna e ingigantendo la forbice sociale, che è tutto quello che la sinistra NON dovrebbe desiderare.

A riprova di quanto sto dicendo è nel celebre report “The Crisis of Democracy”, presentato alla Trilateral Commission nel 1975. Nel report infatti i tre autori si interrogano su come spegnere la partecipazione dei cittadini alla politica e le parole che utilizzano sono agghiaccianti [4]:

“L’efficace funzionamento di un sistema politico democratico richiede solitamente una certa misura di ‘apatia’ e di ‘non coinvolgimento’ da parte di alcuni individui e gruppi. In passato, ogni società democratica ha avuto una popolazione marginale, di dimensioni maggiori o minori, che non ha partecipato attivamente alla politica. Di per sé, questa marginalità da parte di alcuni gruppi è intrinsecamente antidemocratica, ma è stata anche uno dei fattori che ha consentito alla democrazia di funzionare efficacemente.”

Ma se la democrazia è la sovranità che appartiene al popolo come fa lo spegnimento della partecipazione politica a creare democrazia? Non è un controsenso? Si lo è. Questo perché negli Stati Uniti “democratico” nei fatti significa “liberista”, non significa quello che intendiamo noi. Se infatti nella frase di prima sostituite “sistema politico democratico” con “sistema liberista” la frase ha senso compiuto, infatti in un sistema a trazione liberista il cittadino deve essere relegato a mero consumatore che se ne sta in un angolo e, come diceva Walter Lippmann, non “rompe i coglioni agli insiders”, cioè alle élite. In un sistema di questo tipo solo le élite esercitano il comando. E cos’è questo se non un totalitarismo delle élite? Non è forse proprio l’anticamera di un qualcosa che se non è fascista ci va vicino?

Ecco sappiate quindi che il “democratico” del PD, esattamente come per i dem americani, significa proprio questo. Non è la democrazia intesa come la pensiamo noi, cioè un sistema di Governo in cui sono le esigenze della popolazione ad essere messe al vertice, bensì un sistema in cui il potere totalitario del sovrano viene rimpiazzato dal totalitarismo dei mercati. E il PD a questo ha steso il tappeto rosso da decenni ormai, grazie anche all’azione internazionale di organismi come la P2. La sinistra italiana è infatti stata inglobata negli ideali liberisti già da un bel pezzo, come testimoniano una notevole mole di documenti. In un celebre documento del 1974 desecretato per esempio si può leggere chiaramente che [2]:

“29 ott. (IPS) – In un discorso pubblico del 26 ott. Giorgio Amendola, l’agente di Rockefeller nel Partito Comunista Italiano (PCI), ha chiesto di fare dell’Europa una “terza forza”. Questa è precisamente la strategia delineata dall’incontro segreto della Commissione Trilaterale Rockefeller a Bellagio, in Italia, due settimane fa.

Per assicurarsi che non venisse frainteso, Amendola identificò
le sue richieste come le stesse di Altiero Spinelli. Spinelli, rappresentante della Commissione Italiana per il Mercato Comune, è un agente della CIA e compagno di viaggio nei circoli trilaterali. Nel suo discorso, Amendola ha anche espresso la linea fascista “Crescita Zero” proposta da John D. Rockefeller III e ha chiesto una soluzione esplicitamente corporativista all’attuale crisi economica.

Il collega di Amendola nel Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano (PCI), Gian Carlo Pajetta, in un’intervista al settimanale Rinascita del PCI, ha chiesto una fusione del PCI con la famigerata Seconda Internazionale. Identificata molto tempo fa dall’Unione Sovietica come uno stuolo di agenti, la Seconda Internazionale è ora dominata da agenti come il presidente della United Auto Workers Leonard Noodcock e il cancelliere austriaco Bruno Kreisky. Fresco della conferenza di Varsavia dei partiti comunisti europei, dove ha contribuito a guidare l’attuazione di una svolta in stile cileno “Via nazionale al socialismo”, Pajetta ha elaborato i piani di Amendola per svendersi la classe operaia italiana. Pajetta nell’intervista a Rinascita ha riportato alla luce il memorandum di Yalta, che il famigerato leader del PCI Palmiro Togliatti ha emesso sul letto di morte. Questo memorandum insiste sulle tesi delle “strade nazionali” che aiutarono con successo lo smidollato Togliatti a sovvertire la rivoluzione italiana dopo la seconda guerra mondiale.

La situazione, architettata dai traditori della dirigenza del PCI, è stata riassunta dal quotidiano finanziario ‘Il Globo’. Controllato dall’agente chiave dei Rockefeller Ugo La MaIfa, ‘Il Globo’ ha proclamato che la distensione è morta perché il comunismo mondiale è in frantumi.”

4.  Anti-sovranista.

Cos’è un sovranista? Il “sovranismo” secondo Treccani è:

“Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.”

E cosa si intende per “globalizzazione”

“Nel linguaggio dell’economia, globalizzazione dei mercati, fenomeno di unificazione dei mercati a livello mondiale, consentito dalla diffusione delle innovazioni tecnologiche, specie nel campo della telematica, che hanno spinto verso modelli di consumo e di produzione più uniformi e convergenti; anche, le conseguenze politiche e sociali di tale unificazione.”

Sappiamo tutti cosa ha fatto la globalizzazione alla società ma soprattutto alle economie no? La globalizzazione poggia sul libero mercato e questo significa che un’impresa che produce in uno Stato dove i costi sono più bassi (a prescindere dal motivo) finirà per distruggere un’impresa che produce in uno Stato dove i costi sono più alti. E come si tagliano i costi in uno Stato dove sono alti? Si tagliano gli stipendi amici cari. Quindi si livellano verso il basso i salari di tutto il mondo per il beneficio di pochi, in particolare dei capitalisti e dei mercati stessi. Il popolo in tutto questo si impoverisce ed ora mi dovete spiegare in quale universo parallelo un popolo che si impoverisce vive in una democrazia…

La difesa della globalizzazione ha senso solo per un liberale/liberista, quindi per un uomo di destra. Tuttavia la globalizzazione è un processo che rende poco stabile anche il terreno sotto il piede dei capitalisti perché mentre in un sistema liberista conservatore lo Stato interviene solo durante i fallimenti di mercato, in un sistema globalizzato non interviene manco in quello e se lo fa il suo intervento è minimo e quindi non in grado di compensare le storture del mercato, anche perché altrimenti sarebbe in antitesi col concetto di libero mercato. Allora un difensore della globalizzazione (come sono tutti partiti “presunti” di sinistra) è in realtà un sostenitore della destra estrema, non di quella conservatrice.

La Costituzione italiana è sovranista perché mette la sovranità della moneta nelle mani del settore pubblico e la sovranità nazionale nelle mani del popolo, non in mano a strutture sovranazionali che rendono lo Stato una colonia. Chiunque non capisca questo concetto, farebbe bene a farsi un esame di coscienza. Il sovranismo non fa parte dei partiti di destra, quindi partiti come la Lega o come Fratelli d’Italia se non mettono nel loro programma il ripristino della sovranità nazionale (che nel caso dell’Italia del 2022 significa uscita dai Trattati Europei e dall’Euro) non possono dirsi sovranisti. E infatti non lo sono. Voler stare in Europa e voler collaborare con i paesi europei sono due cose profondamente diverse. Infatti voler stare in Europa significa voler sottomettere la sovranità nazionale al volere dei mercati, rendere il popolo schiavo del liberismo. Collaborare con i paesi europei invece è qualcosa che già facevamo prima di entrare in Europa e lo si può sempre fare senza problemi. Per cui tutti quelli che pensano “ma dove vogliamo andare senza Europa” farebbero bene a riflettere prima di riempirsi la bocca di cose che nemmeno conoscono.

5.  Progressismo.

Arriviamo all’ultima parola abusata da sempre: “progressista”. Cos’è un progressista? Un progressista è un personaggio che

“sostiene la necessità di accelerare il progresso, cioè l’evoluzione della società, nell’ambito politico, sociale ed economico, e si comporta e agisce di conseguenza.”

Come fa la società ad evolvere se il popolo viene economicamente schiacciato dai mercati? Come fa il progresso tecnologico ad andare avanti alla sua velocità se viene ritardato deliberatamente dall’adozione di politiche liberiste? Infatti per ridurre i costi le aziende devono abbassare i salari e allo stesso tempo devono pure cercare delle idee per ridurre all’osso il design del prodotto. Questo significa avere prodotti di qualità più scadente e la battaglia per la ricerca del meglio diventa la battaglia per risicare la qualità al minimo indispensabile per far funzionare un prodotto. Se poi ci si aggiunge la tendenza a fare ricambistica invece che durata nel tempo allora si comprende come il liberismo sia la genesi dell’anti-progressismo.

Un partito progressista quindi non può essere liberista, non può essere globalista, non può essere europeista, non può essere filo-atlantista e tutto quello che abbiamo già visto, ma allo stesso tempo vengono sempre identificati come tali i partiti “presunti” di sinistra. Ma perché? Questa è una stortura del linguaggio voluta a tavolino: la modifica del linguaggio è un passaggio chiave che serve alle élite per rendere generalmente accettato l’inaccettabile. E infatti è stata distolta l’attenzione del significato di progressismo dal progresso reale (per esempio trovare la cura contro il cancro) ai diritti civili. E la modifica delle parole in nome del politically correct è una stortura fatta di proposito a questo scopo.

6.  Conclusioni.

Per i partiti “presunti” di sinistra di oggi, il popolo non è altro che una massa da controllare, una mandria di animali incapace di desiderare e che deve essere educata e comandata a bacchetta dalle élite che invece stando ad un livello più alto possono decidere in nome di tutti. Il popolo non deve pensare e deve solo preoccuparsi di consumare ed esaudire i suoi istinti primordiali.

Queste sono le esatte descrizioni dei vari Walter Lippmann, Edward Bernays, Robert Malthus, John Stuart Mill, Ludwig Von Mises, Friedrich Von Hayek e compagnia cantante. Nessuno di loro ha mai desiderato una società diversa da questa che ho appena descritto.

Ecco, questo non è progresso, questo è totalitarismo. Chiunque condivida una tale visione della società è NEI FATTI un estremista di destra e pertanto deve smetterla di definirsi progressista, antifascista o democratico perché non lo è. Condividere questa ideologia significa voler deliberatamente negare a tutti una possibilità e questo oltre ad essere intrinsecamente antidemocratico è in realtà crudele.  Questi sono i fatti e le opinioni difronte ai fatti lasciano il tempo che trovano.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

[1]   Dizionario Treccani della Lingua Italiana

[2]   Executive Intelligence Review (1974), Volume 1, Number 28, October 30, 1974 – Italian CP Chief Amendola backs Rockefeller’s line for Europe 

[3]   Walter Lippmann (1914), Drift and Mastery

[4]   Michel Crozier, Samuel P. Huntington & Joji Watanuki – Trilateral Commission (1975), The Crisis of Democracy

[5]   Alfred Marshall (1890), Principles of Economics

[6]   Gustavo Ghidini (1947), Intervento durante Assemblea Costituente

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