Crisi Ucraina-Russia: prospettive future di una ferita aperta

Crisi Ucraina-Russia: prospettive future di una ferita aperta

di G.F.

Foto in evidenza caricata da Pexels su pixabay.com, disponibile a questo link. Foto rilasciata con licenza CC0.

1.   Introduzione.

Il conflitto Russia-Ucraina ha spodestato il COVID in pochissime ore tra le notizie principali di questi giorni. Abbiamo visto tutti come è bastata qualche dichiarazione di Putin e qualche immagine di novecentesca memoria per far letteralmente sparire qualsiasi tematica sanitaria. Il timore di un nuovo conflitto mondiale è nel cuore di tutti adesso come adesso, ma come al solito la narrazione mainstream in Italia è stata a senso unico e con modalità comunicative elementari e fin troppo infantili.

La questione è di primaria importanza e necessita della conoscenza di ciò che è accaduto negli ultimi 70 anni per poter avere un quadro più completo e lucido. Di certo le cose non stanno né come sostengono i filo-atlantisti né come sostengono i loro oppositori, la questione è decisamente più complicata. Andiamo quindi a fare una piccola digressione storica per poi mettere a fuoco la situazione attuale e i possibili scenari.

2.   I fondamenti storici pre-Ucraina: come la seconda metà del Novecento ha influito pesantemente sulla condizione attuale.

Come abbiamo detto, la storia del conflitto ha radici lontanissime che affondano nella Guerra Fredda. Come sapete la Guerra Fredda è stata il conflitto “invisibile” tra la filosofia americana del “potere alla finanza e ai mercati” e la filosofia russa di “potere totalmente statocentrico”. Ovviamente non esistono buoni o cattivi come la trattazione mainstream vorrebbe far credere, ma soltanto due interessi diametralmente opposti che si contrappongono. La filosofia americana è incentrata sul libero mercato (e quindi sul liberismo economico) con lo Stato che deve solo limitarsi a impedire che il giochino salti in aria durante le naturali crisi del mercato; la filosofia russa invece è quella incentrata sulle radici comuniste: nessuna iniziativa privata, lo Stato deve avere il controllo di ogni cosa. Nel corso del tempo le due filosofie si sono leggermente “ammorbidite” sebbene il concetto di fondo sia rimasto intoccato.

Queste due filosofie si scontrano perché USA e URSS sono i due paesi usciti vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale e quella diatriba stabilirà chi dominerà il mondo di lì in poi. In quella fase storica entrambi i paesi sono dotati di armamenti nucleari e si controllano a distanza l’un l’altro. I paesi europei, i veri sconfitti della Seconda Guerra Mondiale, vengono spartiti tra le due fazioni vincitrici e la nazione causa del conflitto (la Germania) viene spezzata a metà proprio tra USA e URSS.

Negli anni ’50 quindi gli USA comprendono la necessità di avere bisogno di un cuscinetto di contenimento nei confronti dell’URSS e questo cuscinetto è proprio l’Europa. Dunque viene avviato il Piano Marshall come piano di supporto economico alla ricostruzione dei paesi europei, al fine di disporre di alleati economicamente forti (ma pur sempre controllabili) per avere appunto questo cuscinetto. Perché avere un cuscinetto? Perché nel momento in cui ho degli Stati miei alleati posso piazzarci le basi militari in cui installare le armi che mi servono per controllare la Russia (basi NATO vi dice niente)?

Ora, ad un certo punto gli Stati europei stavano iniziando a ricostruire le loro economie e alcuni paesi stavano alzando troppo la testa (tipo l’Italia). I paesi del sud Europa infatti avevano un’impronta antifascista e di stampo socialista già in Costituzione e questo era un freno per le meccaniche perverse del libero mercato sposate dagli Stati Uniti.

Gli americani individuano nella Germania il paese europeo più mercantilista e con più alto potenziale industriale. Inizia quindi un processo di germanificazione dell’Europa mascherato da “Europa Unita fatta di pace e cooperazione” e questo è un punto chiave, come vedremo dopo.

Il primo punto di svolta della storia infatti arriva negli anni ’80: gli USA vincono la Guerra Fredda sfruttando una debolezza dell’URSS. Alla fine delle crisi energetiche degli anni ’70 infatti il prezzo del petrolio ha avuto uno spike negativo e tutti i paesi esportatori di petrolio ne sono stati colpiti. L’URSS in quel momento stava vivendo un periodo di difficoltà economica e questo crollo delle esportazioni ha reso la sua capacità di sostenere il conflitto insostenibile. Personalmente ritengo che le crisi energetiche degli anni ’70 non siano state frutto del caso, ma per ora limitiamoci all’effetto.

Dunque il comunismo viene sconfitto e nel 1989 la Germania viene riunificata. Nel 1992 con Tangentopoli la prima repubblica viene fatta fuori per piazzare nei settori chiave degli uomini filo-statunitensi che avevano il preciso scopo di sottomettere definitivamente lo Stato italiano al potere americano e di insinuare i democratici (DEM) americani nelle istituzioni italiane. Sono queste le origini della narrazione unidirezionale nel nostro paese che si è fortemente esasperata negli ultimi anni. Se abbiamo soltanto degli yes-men dei mercati e dei DEM americani è principalmente dovuto a questo. L’Italia aveva un’economia mista (la miglior soluzione possibile) ma questa non si sposava con le necessità degli americani.

3.   La situazione dall’indipendenza dell’Ucraina ad oggi.

Bene, siamo arrivati dunque agli anni ’90 e la situazione è questa: nel ’91 si è disgregata l’URSS e con essa il blocco comunista, tutti i paesi della futura Unione Europea sono stati resi filo-atlantisti e la Russia si ritrova addosso un debito gigantesco denominato in una valuta nazionale a tasso di cambio fisso col dollaro statunitense e con un’inflazione della Madonna.

Nel 1997 gli USA decidono di andare avanti con la politica di contenimento sovietica e di intensificare l’accerchiamento della Russia facendola arretrare sempre di più: il piano è quello di invitare tutte le ex repubbliche sovietiche di confine con la Russia ad entrare nella NATO (che come sapete è di fatto l’estensione militare degli Stati Uniti). La Polonia, la Bulgaria e la Romania vengono foraggiate dagli USA per fare da “controllore militare” della Russia. Questa manovra di accanimento statunitense è di fatto la miccia che riaccende la Guerra Fredda. Infatti come sostiene il diplomatico americano George Frost Kennan [6]:

“Penso che sia l’inizio di una nuova guerra fredda. Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e ciò influenzerà le loro politiche. Penso che sia un tragico errore. Non c’era alcun motivo per questo. Nessuno stava minacciando nessun altro. Questa espansione farebbe rivoltare nelle loro tombe i Padri Fondatori di questo paese […] Quello che mi infastidisce è quanto sia stato superficiale e mal informato l’intero dibattito in Senato. Sono stato particolarmente infastidito dai riferimenti alla Russia come un paese che muore dalla voglia di attaccare l’Europa occidentale. Ma non capite che le nostre differenze durante la Guerra Fredda erano con il regime comunista sovietico, con la Russia? E ora stiamo voltando le spalle alle stesse persone che hanno organizzato la più grande rivoluzione incruenta della storia per rimuovere quel regime? Senza considerare che la democrazia russa è avanzata qanto se non più di quella dei paesi che abbiamo appena fatto entrare nella NATO. Si tratta di una decisione che mostra una mancanza totale di comprensione della storia russa e della storia sovietica. Ovviamente ci sarà una brutta reazione da parte della Russia, e a quel punto [gli espansionisti della NATO] diranno ‘Vedete, ve l’abbiamo sempre detto che i russi sono cattivi, ma questo è semplicemente sbagliato.”

E Kennan aveva ragione, infatti la Russia che aveva un regime di tasso di cambio strisciante nei confronti del dollaro decide di dichiarare default e riallineare il valore della sua valuta per ricominciare da capo la sua storia economica. Ma non solo Kennan si è espresso in tal senso. Thomas Friedman del New York Times nel 1996 disse [23]:

“Espandere la NATO è il più catastrofico progetto dell’era post-sovietica.”

Anche il Senatore Daniel Patrick Moynihan nel 1998 dice:

“Con l’espansione a est della NATO noi neppure c’immaginiamo in che situazione ci andremo a ficcare.”

Addirittura il più insospettabile di tutti, ovvero proprio Joe Biden, nel 1997 quando era senatore del Delaware dichiarò che [25]:

“Annettere alla Nato gli Stati Baltici sarebbe l’unica mossa che rischierebbe di provocare una riposta vigorosa e ostile da parte della Russia e spostare gli equilibri tra Russia e USA.”

Tutto questo per dire che negli USA sapevano cosa stavano facendo e quindi le mosse della NATO sono state deliberatamente volute. Smania di predominio totale? Si sentivano minacciati da un colosso stanco e sulla soglia del default? Ai posteri l’ardua sentenza.

L’aspetto cruciale in quel momento (che vediamo anche in questi giorni tra l’altro) è che i russi sono i principali fornitori di gas dell’Europa e dell’Ucraina e lo erano anche allora. L’Ucraina però gode di un rapporto di favore con la Russia in qualità di ex repubblica sovietica e alleata strategica contro gli atlantisti, infatti la Russia chiude un occhio sul debito ucraino nei suoi confronti e continua a fargli prezzi di favore sulle forniture di gas.

Arriva qui il secondo punto di svolta: l’influenza dei DEM americani giunge in Ucraina nel 2004/2005, quando a fronte dell’incessante propaganda filo-europeista il partito “Ucraina Nostra” (che è appunto l’equivalente del PD italiano) vince le elezioni. Questo partito filo-atlantista rappresenta una minaccia per la Russia che si vede sempre più accerchiata, peraltro in un paese strategico. Quindi la sua prima mossa è quella interrompere il rapporto di favore alzando  il prezzo del gas agli Ucraini e pretendendo il pagamento dei debiti.

Da lì anche l’Europa viene messa alle strette perché gran parte del gas che arriva in Europa dalla Russia passa dall’Ucraina. Inizia così la campagna di “diversificazione energetica” europea dei primi anni 2000 che ci è stata venduta come progresso tecnologico e superamento della dipendenza da fonti estrattive ma in realtà come avrete capito era (ed è) solo una questione di costi e di geopolitica, tanto per cambiare.

Alle elezioni del 2010 torna in carica il “Partito delle Regioni” (filo-russo) ed è qui che arriva il terzo punto di svota: l’Ucraina nel 2013 affronta un momento di difficoltà economica e il presidente ucraino rifiuta di firmare un accordo di integrazione economica tra Europa e Ucraina per preferire l’aiuto russo di Putin, il quale mette sul tavolo titoli di Stato del valore di 15 miliardi di dollari americani per contribuire a risolvere la crisi di liquidità Ucraina, a patto però di legare sempre di più l’Ucraina alla Russia.

A seguito di delocalizzazioni industriali dall’Ucraina verso la Russia e di scandali di corruzione del presidente ucraino, con un popolo che sta vedendo peggiorata la sua condizione economica, inizia la rivolta popolare, alimentata dagli Stati Uniti. Gli USA e l’Europa vogliono imporre sanzioni alla Russia e fanno pressione sul presidente ucraino, il quale a seguito di un impeachment fugge dal paese.

Alle nuove elezioni si insediano di nuovo i filo-atlantisti. La cosiddetta “rivoluzione colorata” (notare sempre il sapiente uso della scelta delle parole) mette in cattedra una serie di personaggi politici decisi a tavolino dagli Stati Uniti, per stessa ammissione dell’allora assistente segretario di Stato per gli affari europei e euroasiatici sotto il Governo Obama, Victoria Nuland [7, 8]

Questo si rende “necessario” da parte degli atlantisti per guadagnare ancor più terreno nei confronti della Russia in un punto decisamente strategico. I filoatlantisti alla fine concludono gli accordi con l’UE.

Il rischio per la Russia in quel momento diventa quello di perdere anche l’Ucraina nei confronti degli USA, così nel 2014 la Russia occupa la Crimea (porzione di territorio formalmente ucraino ma di etnia prevalentemente russa che è di importanza cruciale nel controllo del Mar Nero). Viene indetto un referendum sulla proprietà della Crimea che vede stravincere la maggioranza filo-russa ma questo risultato non viene riconosciuto dagli USA e di conseguenza anche dalla marionetta americana UE.

Nella regione ucraina del Donbass (di cui tanto si parla oggi) sempre di più si sviluppa un sentimento indipendentista che diventa un problema per l’Ucraina. Le repubbliche di Donetsk e di Lugansk si dichiarano indipendenti e la Russia va a supportare questa indipendenza, che però non viene riconosciuta da nessuno se non dalla Russia stessa. Le due repubbliche se divenissero indipendenti sottrarrebbero circa il 10% del PIL all’Ucraina, unico motivo per cui il paese non vuole riconoscerne l’indipendenza. E’ conflitto civile nella regione, con morti da ambo i lati ma soprattutto nella porzione di etnia russa della zona [3] (è questo il “genocidio” di cui parla Putin nel suo discorso [4]). Approfondiremo più avanti questo discorso.

Nel frattempo gli Stati Uniti aprono bio-laboratori segreti nella zona, anche qua per stessa ammissione di Victoria Nuland, ragion per cui le chiacchiere stanno a zero [9]. E non si tratta di “affermazioni fuori contesto” come affermano i fact-checker perché l’unico modo per travisare quel discorso è non conoscere il contesto storico.

Questi giochetti però non sono senza conseguenze. Nel 2015 il professor John Mearsheimer dice:

“L’Occidente sta conducendo l’Ucraina in un gioco con la dinamite, e il risultato sarà che l’Ucraina ne uscirà distrutta”.

Nel 2019 arriva il quarto ed ultimo punto di svolta della storia: viene eletto Zelensky e l’Ucraina commette l’errore di mettere in Costituzione l’obiettivo di entrare nell’UE e nella NATO. Chiaramente alla notizia gli USA hanno ulteriormente armato l’Ucraina sovvenzionandola in dollari. Da quel momento in poi si sono ulteriormente acuite le tensioni tra Ucraina e Russia sfociando in ciò che conoscete bene e su cui tutto sommato Mearsheimer non si era sbagliato.

3.   Cosa potrebbe succedere dunque?

Ora, è chiaro che:

– da anni gli USA stanno accerchiando la Russia piazzandogli basi NATO a ridosso dei suoi confini e sovvenzionando militarmente Polonia, Bulgaria, Romania e appunto Ucraina. Il loro obiettivo di lungo periodo è distruggere completamente il nemico insinuandosi ideologicamente nei suoi alleati.

– da anni la Russia chiede la riduzione della pressione americana ai confini del paese ma gli americani non mollano e stanno cercando di fare pressione anche ad altri paesi di confine (vedi Bielorussia e Kazakhistan).

Ovviamente noi in qualità di paese colonia degli Stati Uniti abbiamo una narrazione mainstream unidirezionale di regime filo-atlantista e quindi i media la buttano sempre sul discorso infantile “Putin è cattivo, i russi sono cattivi, W gli USA, W il libero mercato, W la NATO”.

Peccato però che la realtà sia infinitamente più complessa e chiunque neghi il fallimento delle politiche americane ed europee in tal senso è semplicemente poco informato.

Premesso però che nessuno può dire con certezza cosa accadrà, gli scenari che personalmente riesco a vedere all’orizzonte sono soltanto tre:

1) Gli USA/NATO risponderanno all’attacco Russo nei confronti dell’Ucraina

2) Partirà una guerra commerciale fatta di sanzioni alla Russia e tagli alle forniture

3) Gli USA/NATO non faranno niente 

Lo scenario 1 secondo me è poco probabile. La Russia infatti con il gas sta tenendo sotto scacco l’Europa mentre la Cina (alleato della Russia) con le materie prime sta tenendo sotto scacco tutto il mondo, Stati Uniti compresi.

In questo momento quindi il duo Russia/Cina è una potenza troppo potente anche per gli Stati Uniti. Attaccare o rispondere all’attacco russo significherebbe suicidarsi. Le basi NATO a ridosso della Russia sono lì per questioni strategiche ma anche per ragioni tecnologiche (i missili infatti non hanno gittata infinita). Se i Russi dovessero attaccare gli USA il primo territorio da colpire sarebbe paradossalmente proprio l’Europa. A quel punto le basi NATO verrebbero disintegrate, partirebbe il conflitto mondiale vero, ci sarebbero centinaia di milioni di morti e a nessuno converrebbe.

Lo scenario 2 è pericoloso quanto lo scenario 1 perché alla fine il prezzo lo pagherà il popolo, pertanto anche qui non conviene a nessuno. E’ probabile che accada perché i vertici dell’UE e degli USA sono evidentemente pervasi da manie di grandezza e totalmente scollate dalla realtà macroeconomica. In questo caso partirebbe una stagflation localizzata in Europa con l’America che ne uscirebbe come il paese dal pugno duro disposto persino a sacrificare le sue colonie pur di non cedere… ma sveglia, le colonie siamo noi ragazzi. Come al solito quindi farebbero i duri sulla pelle degli altri. Posto quindi che gli USA potrebbero permettersi questa strada, avrebbe un senso (seppure perverso) soltanto nel breve periodo. Infatti nel medio e nel lungo periodo la Cina strozzerebbe le economie USA-UE dal punto di vista commerciale, portanto poi allo scenario 1 che, come abbiamo visto, non conviene a nessuno.

Lo scenario 3 è invece secondo me il più sensato. Gli USA potrebbero fare la figura di quelli che sbraitano e minacciano ma poi alla fine non finalizzerebbero le loro minacce e ciò sarebbe la soluzione più saggia: Un paese massacrato dalle vaccinazioni COVID con un budget allargato a dismisura per l’emergenza sanitaria non avrebbe assolutamente potenza di fuoco. Peraltro la Cina tiene abbastanza sotto scacco gli USA sotto molti punti di vista (soprattutto dal punto di vista sanitario come mostrato qui).

A supporto di questa ipotesi io ci vedo il discorso di Biden dopo l’attacco russo [5]. Infatti dopo l’attacco le borse americane sono crollate e c’è stato uno spike a rialzo dell’oro (solito bene rifugio). Appena ha parlato Biden si sono tranquillizzati i mercati… le dichiarazioni USA sono servite soltanto per non incenerire ulteriori miliardi in borsa. Anche la NATO ha dichiarato che non ha intenzione di attaccare [1]. Ne segue che in tutta probabilità le cose non cambieranno, almeno nel breve periodo. A chi conviene questo scenario? solo alla Russia in modo diretto ma a tutti in modo indiretto. Sarebbe infatti una piccola sconfitta per gli USA che però arebbe l’obiettivo di preservare la stabilità geopolitica del pianeta in questo momento.

Quello che sta accadendo prova soltanto che l’amministrazione americana DEM non è all’altezza di gestire la politica internazionale e poiché i DEM sono fondamentalmente al comando in tutti i paesi europei, questo si riflette anche nella gestione europea della questione.

Alla fine l’Italia in questo contesto non ha assolutamente alcuna leva decisionale e resta vittima di uno scacchiere internazionale sfavorevole che non farà altro che incidere negativamente sul popolo italiano sia nell’uno che nell’altro senso. Poi è chiaro, queste non sono previsioni ma considerazioni personali basate sulla storia e sull’economia globale. E’ sempre dietro l’angolo la minaccia di Governi come il nostro che prendono decisioni da irresponsabili.

EDIT (24/04/2022)

4.   Piccola parentesi sul “presunto neonazismo” e sulla presunta buonafede del Governo Ucraino.

Putin ha parlato più volte di “de-nazificare l’Ucraina” e gli Stati Uniti (più tutta la pletora di fact-checker, giornalisti e altri leccaculo di varia natura) hanno bollato queste affermazioni come esagerazioni, mistificazioni della realtà e fake news.

Ma stanno davvero così le cose? Beh in realtà andando ad indagare bene Putin non è che abbia tutti i torti. Partiamo dal Governo Ucraino. L’Ucraina è arcinoto essere (e chi non lo sapeva adesso lo sa) il paese più corrotto del continente europeo [10, 11, 12, 13]. Ma questa affermazione non è legata solo alla corruzione percepita (che come sapete essendo un indicatore soggettivo è quindi farlocco) ma anche alla corruzione reale.

Non troppo tempo fa, a breve distanza dai celebri Panama Papers, l’International Consortium of Investigative Journalists ha rivelato importanti informazioni circa il legame tra personaggi che contano e paradisi fiscali. 330 politici di tutto il mondo figurano nell’inchiesta e di questi ben 38 sono ucraini (l’11,5% del totale). Tra di essi figura ANCHE il presidente Zelensky [14, 15, 19]

Ma allora sto Governo “democratico” in Ucraina quanto è democratico? Se considerate che Zelensky il 20 Marzo 2022 ha annunciato che “sarà limitata e posta sotto controllo l’attività di 11 partiti politici ucraini, alcuni dei quali avrebbero legami diretti con Mosca” [22] questo dovrebbe far sorgere dei dubbi. I metodi sono analoghi a quelli usati contro i presunti “NoVax” e la strategia è assolutamente allineata a quella dei DEM americani. Coincidenze? ma quando mai…

Passiamo al discorso del neo-nazismo. Esiste un oggettivo problema di crescita del neonazismo in Ucraina? La risposta è SI ed è stato segnalato anche da Reuters qualche anno fa [16]. È notizia del 2021 che Zelensky stava cercando di nominare a capo del servizio di sicurezza ucraino Sternenko (estrema destra) nel tentativo di rafforzare la sua alleanza con i neonazisti [17].

In un paese del genere ovviamente chi si azzarda ad investigare sul tema fa un mestiere difficile. Infatti nel 2016 Pavel Sheremet viene assassinato, Maria Rydvan e Sergei Golovnyova vengono aggrediti e Kristina Berdynskykh viene minacciata di morte [18].

E in tutto questo poi ovviamente Facebook sceglie di non censurare i neonazisti del Battaglione Azov [20]. Stiamo parlando di fomentatori di odio razziale. The Guardian riporta un’affermazione di uno degli esponenti che recita così [21]:

“Non ho niente contro la Russia […] ma Putin non è nemmeno russo, è ebreo”

Già questo dice molto.

Nel frattempo qua in Europa ci hanno rincoglioniti con la propaganda unilaterale. Innanzitutto hanno iniziato a dipingere Putin come un pazzo che vuole conquistare il mondo, nella più infantile delle narrazioni, proprio perché la propaganda mainstream ci considera degli imbecilli. Poi hanno iniziato a negare il laboratorio scoperto in Ucraina dai russi, smentiti dal Ministro degli Esteri russo Maria Zakharova (e dalla stessa Victoria Nuland) [24]:

“In questi giorni, i nostri timori di lunga data, che abbiamo espresso ripetutamente e non si tratta del primo anno, sono stati confermati […] in merito allo sviluppo da parte degli Stati Uniti sul territorio dell’Ucraina di materiali biologici per scopi militari sotto gli auspici delle autorità competenti Servizi speciali statunitensi […] Ciò è stato confermato, non solo dai materiali e dai dati che ottenuti operativamente sul territorio dell’Ucraina, non solo dalle dichiarazioni dei dipartimenti competenti di Kiev, ma anche anche direttamente a Washington durante il discorso della sottosegretaria di Stato Usa, Victoria Nuland.”

Poi è l’ora dell’attacco a Mariupol, occasione sfruttata per disseminare la paura dell’imminente minaccia di una guerra mondiale etichettandolo come una “strage” quando in realtà non ci sono stati morti:

Poi le continue manipolazioni dell’informazione utilizzando informazioni e materiale falsi o “fuori contesto” (come piace dire ai fact-checker)… solo che poi la loro reputazione non viene mai intaccata anche quando pizzicati, chissà perché. Celebre il caso dell’immagine di un articolo di un ventunenne russo ucciso in Ucraina e sepolto in Siberia che è stata utilizzata per millantare il fatto che i soldati russi in Ucraina stuprino le donne davanti ai loro figli…

Per ultimo il tremendo scivolone di Piazza Pulita che manda in onda la mappa di un gioco da tavolo spacciandola per la base russa nei sotterranei l’acciaieria di Mariupol:

Della serie “scegliete di professionisti dell’informazione”… ah beh certo.

Nascondere la verità e propagandare una visione senza fondamenta è uno sforzo molto difficile e molto dispendioso dal punto di vista economico… ma se non fosse “necessario” allora perché continuano a martellarci tutti i giorni e a spendere tutti sti soldi per darci la loro visione che poi è infarcita di falsità? Basta fare due più due. Per inciso, lungi da me darvi una visione del tipo “fazione X = buoni, fazione Y = cattivi” perché se siete finiti a leggere questo blog è perché sapete benissimo che la realtà è decisamente più complessa.

5.   Conclusioni

Questa mania di intervenire negli altri paesi in qualità di salvatori quando in realtà lo scopo reale è quello di trovare in quei paesi degli alleati nella “lotta” ideologica tra liberismo globalista e comunismo (i due estremi da ambo le parti) dal mio punto di vista deve finire.

Il conflitto Ucraino-Russo resta una questione Ucraino-Russa che non dovrebbe subire l’ingerenza europea né tantomeno americana. Il modo di gestire la politica estera deve essere completamente ripensato e il fallimento delle filosofie atlantiste in questa fase è più che evidente dal mio punto di vista.

Ripeto: NESSUNO può dire cosa accadrà ma di certo alle persone resta l’arduo compito di non farsi infinocchiare dalla stampa di regime che, come al solito, semplifica la questione con la solita solfa del “russi cattivi, americani buoni”. Non è così banale signori e gli eventi futuri non faranno che confermare che il fatto che la globalizzazione del pensiero e la minimizzazione forzata dell’autodeterminazione dei popoli è qualcosa di fallimentare.

Mi auguro soltanto che il conflitto possa concludersi in fretta perché alla fine chi ne sta pagando il prezzo, al solito, è il popolo.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

[1]   Michele Mezzanzanica – Il Giorno (2022), Guerra in Ucraina, perché la Nato non interverrà contro la Russia

[2]   Il Giorno (2022), Ucraina, il tempo reale della prima giornata di guerra

[3]   ONU (2022), Conflict-related civilian casualties in Ukraine

[4]  Giada Ferraglioni – Open (2022), Ucraina, il discorso di Putin sottotitolato: «Ho deciso di condurre un’operazione speciale» – Il video

[5]   Discorso di Biden dopo l’attacco russo

[6]   Thomas L. Friedman – New York Times (1998), Foreign Affairs; Now a Word From X

[7]   Giulietto Chiesa (2014), Ucraina, come si fa un golpe ‘moderno’

[8]   Euronews (2014), “F**k the EU” – US diplomat embarrassed after undiplomatic language caught on tape

[9]   US confirm they are working with Ukraine to secure research at Bio-Lab facilities in Ukraine

[10]   Oleg Sukhov — New Europe (2021), Ukrainian president’s rule becomes increasingly corrupt, authoritarian

[11]   Will Thorne — Al-Jazeera (2018), Secret court document exposes state looting in Ukraine

[12]   Verdict in the name of Ukraine — 2017

[13]   Oliver Bullough — The Guardian (2015), Welcome to Ukraine, the most corrupt nation in Europe

[14]   Intellinews (2021), FPRI BMB Ukraine: Ukraine has more politicians in Pandora Papers than any other country in the world

[15]   Foreign Policy Research Institute (2019), Ukraine – The Pandora Papers

[16]   Josh Cohen – Reuters (2018), Commentary: Ukraine’s neo-Nazi problem

[17]   Jason Melanovski (2021), Ukrainian President Zelensky deepens alliance with far right

[18]   Melinda Haring (2016), Ukraine’s Deadly Profession: Three Journalists Attacked in July

[19]   QuiFinanza (2021), I Pandora Papers

[20]   Sam Riddle — The Intercept (2022), Facebook allows praise of neo-nazi ukrainian battalion if it fights russion invasion

[21]   Shaun Walker — The Guardian (2014), Azov fighters are Ukraine’s greatest weapon and may be its greatest threat

[22]   Ansa (2022), Ucraina: Zelensky limita l’attività di 11 partiti filo-russi

[23]   The New York Times (1996), NATO Expansion : LETTERS TO THE EDITOR

[24]   Il Tempo (2022), L’ammissione della sottosegretaria Usa: “In Ucraina strutture di ricerca biologica”. Le accuse della Russia: scopi militari

[25]   Il Tempo (2022), Quando Joe Biden nel 1997 diceva: “L’espansione Nato provocherà una risposta vigorosa della Russia”

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