Il punto della situazione: parte 6 – Gli alternativi e l’odio del mainstream verso i NoCovidVax

Il punto della situazione:

Parte 6 - Gli "alternativi" e l'odio del mainstream verso i NoCovidVax

di G.F.

Foto in evidenza caricata da CDC su Unsplash.com, disponibile a questo link. Foto rilasciata con licenza CC0.

1.   I primi trattamenti sanitari alternativi alla vaccinazione.

All’inizio della pandemia, in alcuni ospedali italiani, si intimava al personale sanitario di non indossare le mascherine per non spaventare i pazienti, salvo poi notare un picco di contagi proprio tra i membri del personale sanitario. A seguito della mancanza di protocolli ufficiali, molti medici si sono mossi per curare i loro pazienti. Al tempo non c’erano vaccini e non c’erano cure. Si intubava e basta ma la gente moriva. Si sono alternate fantasie complottiste a rapide smentite e questo purtroppo ha fatto male all’operato di tutti i veri medici coinvolti nella lotta al COVID, soprattutto dal punto di vista mediatico.

Inizialmente si era scoperto che l’idrossiclorochina e i corticosteroidi avevano degli effetti nella cura dei pazienti. Per tutto il 2020 si è chiesto di fare ulteriori approfondimenti, persino da parte di chi non era completamente d’accordo, ma c’è stato molto ostruzionismo in merito. Vediamo quindi di fare chiarezza su vari trattamenti emersi in questi anni.

(a) Idrossiclorochina

Pochi giorni dopo il primo lockdown italiano, uno studio su 24 pazienti (di cui è autore anche Didier Raoult) afferma che l’idrossiclorochina e l’azitromicina funzionano nel trattamento del COVID-19 [1]. Lo studio suscita scalpore per vari motivi, in particolare perché condotto su soltanto 24 pazienti. Le conclusioni dello studio sono che:

“Nonostante la piccola dimensione del campione, il nostro sondaggio mostra che il trattamento con idrossiclorochina è significativamente associato alla riduzione/scomparsa della carica virale nei pazienti con COVID-19 e il suo effetto è rafforzato dall’azitromicina.”

Ad Aprile del 2020, il National Institutes of Health (NIH) avvia un trial per determinare sicurezza ed efficacia dell’idrossiclorochina.

Poi il 22 Maggio esce uno studio su The Lancet che in quel contesto storico “demolisce” le prove sull’efficacia dell’idrossiclorochina [2]. Infatti lo studio è condotto su 96.000 pazienti e i dati sembrano non fornire alcun beneficio significativo del farmaco sugli sviluppi della malattia. Sulla base di questo studio, l’OMS 3 giorni dopo sospende temporaneamente la sperimentazione sull’idrossiclorochina e il suo utilizzo nel trattamento sul COVID [3]. L’AIFA si accoda.

In realtà però lo studio pubblicato su The Lancet è ambiguo e contestabile nella metodologia e soprattutto nella qualità dei dati. Infatti come sostiene il dottor James A. Watson [4]:

“Questo è un farmaco non raccomandato in Europa e negli Stati Uniti, quindi i medici lo danno per ‘uso compassionevole’ (cioè per esempio nei pazienti veramente malati, quindi perché non provare?). Pertanto la gravità della malattia dei pazienti nei gruppi trattati con clorochina/idrossiclorochina sarà maggiore rispetto ai gruppi di controllo. […] La cosa interessante è che il New England Journal of Medicine ha pubblicato uno studio molto simile poche settimane fa in cui non hanno visto alcun effetto sulla mortalità [5]. Indovina un po’?avevano dati molto più dettagliati sulla gravità del paziente. Il nostro gruppo ha già dimostrato che nell’autoavvelenamento da clorochina, la morte è altamente prevedibile in funzione della dose [6]. […] In breve, è un set di dati piuttosto scarso e i risultati, se interpretati alla lettera, potrebbero danneggiare enormemente gli studi randomizzati in corso su clorochina/idrossiclorochina.

Alla fine pure The Lancet il 13 Giugno deve ammettere che quello studio non era in realtà ben strutturato [7]. Dopo l’inchiesta della testata giornalistica The Guardian, lo studio viene ritirato [8].

A seguito del ritiro dello studio, l’OMS sblocca di nuovo l’idrossiclorochina, ma l’AIFA non lo fa. A seguito di questa decisione quindi 140 medici procedono con un’istanza legale contro l’AIFA, scrivendo in particolare [9]:

“Atteso il rilevante impatto che tale sospensione ha e potrebbe avere nella gestione dell’epidemia da Covid-19, alla luce dell’assenza di valide alternative terapeutiche, contestiamo la decisione adottata superficialmente e in contrasto con le preliminari evidenze scientifiche, tra cui i rilevanti dati provenienti dal territorio (Novara, Piacenza, Alessandria, Milano e Treviso)”

Gli studi infatti avevano rivelato che l’idrossiclorochina è efficace nel curare i pazienti nelle fasi inziali della malattia, ma non nelle fasi più avanzate dell’infezione, quindi in pazienti ricoverati. Per questo doveva rappresentare un’importante arma nella cura del COVID a casa da parte dei medici di base, prima della potenziale ospedalizzazione [10, 12, 13, 14, 74, 76].

Come spiegò al momento della sospensione dell’idrossiclorochina Paola Varese, primario di oncologia dell’Ospedale Civile di Ovada e ideatrice assieme al Dottor Claudio Sasso e al professor Guido Chichino del famoso protocollo “Covi a casa” [76]:

“Abbiamo confrontato i dati di idrossiclorochina usata precocemente a casa in pazienti sintomatici… ed erano uguali!!! I nostri dati hanno dimostrato che solo il 5-6% dei nostri pazienti sintomatici è stato ricoverato a fronte di oltre il 20% previsto dai Report ISS e abbiamo avuto ben poche morti rispetto a quanto capitava nel resto d’Italia.
Ora abbiamo un coordinamento nazionale di vari professionisti […]. Stiamo realizzando un database nazionale. Da marzo mi sono letta 600 lavori su HCQ, passando intere serate e week end online e in conference call … e i miei ‘colleghi di avventura’ pure. […] mai sono stata così turbata (e i miei colleghi pure) dalla totale dissonanza tra ciò che vedevamo nella pratica clinica e ciò che veniva narrato da mezzi di stampa, AIFA e illustri colleghi universitari. Tutti a riempirsi la bocca di ‘medicina basata sulle evidenze’, alla richiesta di chiarimenti, ben pochi che avessero letto sul serio i lavori che citavano… già, perché gli stessi lavori citati da AIFA per giustificare la mancata autorizzazione all’uso dell’idrossiclorochina, erano o in prevenzione o su pazienti gravissimi ospedalizzati. Ci siamo sentiti accusare di essere oscurantisti, populisti, medici alternativi. Un pensiero unico, talvolta acritico, un dibattito condotto sui social a volte fazioso. Abbiamo provato in tutti i modi, ripetutamente e inutilmente, a essere ascoltati da AIFA che alla nostra richiesta di attivazione del ‘registro 648’ (che permette un registro di tutta la casistica per un farmaco concesso in indicazioni diverse da quelle registrate) non ha mai risposto.”

Tra l’altro un dato abbastanza significativo viene proprio da quel periodo, infatti in Svizzera la sospensione del farmaco da parte dell’OMS ha causato dopo due settimane un’innalzamento del rapporto tra nuovi morti e nuovi casi. La rimozione del divieto ha avuto “casualmente” l’effetto opposto e “casualmente” sempre dopo due settimane [11]. Se si tengono presenti i tempi di incubazione basta fare 2+2.

Ovviamente, come in tutti i casi descritti in questo articolo, nessun farmaco può essere assunto di propria iniziativa ma richiede sempre l’approvazione da parte del proprio medico curante. Solo il medico curante può definire un profilo di rischio/beneficio per i farmaci in questione.

In generale comunque per i casi come quelli di virus altamente mutevoli è meglio curare i sintomi che cercare di prevenire attraverso la vaccinazione, anche perché come hanno dimostrato la variante 𝛿 e la variante 𝜇, il virus non ci mette niente ad aggirare il vaccino, anzi lo vede come unica soluzione per mantenere la sua contagiosità.

 

(b) Corticosteroidi

Per quanto riguarda il cortisone, l’OMS [17], ma anche l’EMA [18], il NIH [19] e l’AIFA [20] si sono pronunciate favorevoli all’uso di corticosteroidi ma solo in pazienti gravi che richiedono ossigenoterapia, in presenza o meno di ventilazione. Di base infatti gli studi sembrano suggerire che i corticosteroidi hanno un effetto positivo nel ridurre le casistiche in cui è necessaria la ventilazione [15, 16] in particolare per il meccanismo su cui agiscono che vano a contrastare la cosiddetta tempesta citochinica (che è poi ciò che porta tendenzialmente alla morte del paziente COVID). Di nuovo, non assumete cortisone di vostra iniziativa!! al di là del fatto che richiede la prescrizione medica, non è il farmaco adatto nelle fasi iniziali della malattia.

 

(c) Plasma iperimmune e anticorpi monoclonali

Il dottor Giuseppe De Donno, ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, morto suicida a 54 anni nel 2021, era stato pioniere nella cura del COVID col cosiddetto “plasma iperimmune”.

In buona sostanza si tratta di plasma sanguigno dei malati che sono guariti dal COVID che viene utilizzato per fornire al paziente anticorpi contro il virus. Lo studio del professor De Donno [21] viene discusso in quel periodo anche a livello internazionale e fa da apripista a quelli che saranno poi i monoclonali. Infatti moltissimi pazienti sono stati curati grazie a questo metodo (all’epoca emergenziale), ma la comunità scientifica internazionale non ha accolto in modo unilaterale questa strada. Sono stati fatti anche alcuni studi di conferma del metodo che hanno portato a risultati contrastanti [22, 65], sebbene gli autori dichiarino comunque conflitti di interesse. L’ostruzionismo verso la direzione individuata dal medico italiano è stata in tutta probabilità la principale responsabile del suo suicidio.

L’erede, se vogliamo, della cura De Donno sono i monoclonali. Un limite iniziale del metodo infatti consiste nel fatto che trattandosi di plasma, i donatori devono essere idonei. Questo restringe il campo dei donatori a circa il 30% del totale dei guariti.

Con i monoclonali invece si vanno a copiare gli anticorpi dal plasma dei guariti e li si riproduce in quantità elevate, iniettandoli poi nel paziente. Al momento anche l’AIFA ne permette l’utilizzo in sede appropriata. In teoria l’esistenza di una cura approvata dovrebbe far decadere la sperimentazione vaccinale di massa ma ultimamente molte cose sono rimaste solamente teoria. Tre tipi di monoclonali sono stati approvati dall’EMA nell’Ottobre del 2021 [23].

 

(d) Ivermectina

Avrete sicuramente sentito parlare di Ivermectina nel 2021. Bisogna innanzitutto fare chiarezza sulla disinformazione in merito che ha pullulato da entrambe le parti. L’Ivermectina è un farmaco antielmintico, ovvero un farmaco utilizzato per vermi e parassiti. Viene creato nel 1975 su derivazione di farmaci per il settore agricolo. Nel 1981 entra in commercio per il controllo dei nematodi endoparassiti e degli artropodi ectoparassiti nel bestiame. Il suo principale impiego nell’essere umano è quello della cura dell’Oncocercosi, una malattia prevalentemente endemica in Africa nota come “cecità dei fiumi”

Nel 2021 inizia a girare voce che l’Ivermectina funzioni contro il COVID e questo avviene principalmente a causa di uno studio che mostra come nei paesi dove l’Ivermectina si trova negli armadietti dei farmaci nelle case delle persone (perché in quelle zone è endemica l’oncocercosi) ci sia un numero ridotto di morti di COVID rispetto ai paesi dove il farmaco non viene usato [24].

E’ senza dubbio una curiosa coincidenza su cui valeva la pena indagare… tuttavia la strada è stata stroncata sul nascere in primis dalla stampa di regime, che ha definito l’Ivermectina “un farmaco per cavalli” (ignorando deliberatamente che sono quasi 40 anni che è il farmaco di punta per il trattamento dell’oncocercosi nell’uomo) e in seconda battuta anche dalla comunità scientifica, che però non ha chiuso definitivamente le porte. Quest’ultima infatti ha raccomandato di non usare ivermectina contro il COVID perché al momento non è ben chiaro se vi siano benefici o meno e siccome non è esente da effetti collaterali è troppo rischioso [25, 26].

Nel Marzo 2021 la FDA ha affermato che “sono in corso alcune ricerche iniziali”, ma senza alcuna approvazione per l’uso dell’ivermectina per il trattamento o la prevenzione del COVID-19 negli esseri umani.

(e) Vitamina D

Da sempre è noto che la vitamina D ricopre un ruolo essenziale nel mantenimento del livello di difesa immunitaria dell’organismo. Beh, ci sono degli studi che sembrano confermare il ruolo cruciale della vitamina D nella riduzione del rischio di sviluppare forme gravi di COVID. Pare infatti che spesso bassi livelli di vitamina D corrispondano anche le manifestazioni di sintomatologie importanti di COVID [53].

Sempre nel 2020 un altro studio aveva dimostrato che alte dosi del metabolita della vitamina D calcifediolo somministrate ai pazienti era connesso alla probabilità di finire in terapia intensiva [54]. Questo non significa chiaramente che per proteggersi dal COVID bisogna bombardarsi di vitamina D perché un eccesso della stessa può essere pericoloso, né significa che il COVID abbassi i livelli della vitamina D. Quindi l’invito non è quello di assumere vitamina D a casaccio ma quello, se possibile, di monitorarla ed agire di conseguenza.  

Ovviamente il Ministero della Salute ha sempre bollato la questione come una fake news, nonostante lo studio israeliano menzionato sia esattamente uno studio clinico controllato come richiesto nella definizione qui sotto [55]:

(f) N-Acetilcisteina

La NAC (N-acetilcisteina) è stata usata per anni nel trattamento del sovradosaggio da paracetamolo e per sciogliere il muco, ma ha anche degli effetti di soppressione della replicazione virale e di potenziamento dell’immunità cellulo-mediata [62]. La proteina spike del SARS CoV2 infatti contiene 14 legami multipli disolfuro (i cosiddetti legami S-S) [58, 59] e questi legami essendo così tanti e in punti precisi della proteina contribuiscono a stabilizzare la sua forma. Un’eventuale rottura di questi “ponti” va ad intaccare la stabilità della stessa e secondo alcuni studi sembrerebbe che quando questo accade la proteina perde la capacità di legarsi ai recettori ACE2 dell’uomo [60]. Non è l’unico studio che riporta informazioni di questo tipo [61, 62]. Sarebbe pertanto giusto indagare in questa direzione per fornire uno strumento così importante, anche perché andando ad agire direttamente sulla spike non solo si potrebbero ottenere importanti passi nella lotta contro il COVID, ma si potrebbe persino mettere un freno a molti effetti avversi legati alla somministrazione dei vaccini anticovid. Peraltro l’effetto della NAC sui coronavirus era già stato studiato prima dell’avvento del SARS-CoV2 [63]. In particolare uno di questi studi conclude che [62]:

“La N-acetilcisteina (NAC) è poco costosa, ha una tossicità molto bassa, è stata approvata dalla FDA per molti anni e ha il potenziale per migliorare le strategie terapeutiche per COVID-19. Il NAC somministrato per via endovenosa, orale o inalatoria può sopprimere la replicazione di SARS-CoV-2 e può migliorare i risultati se usato tempestivamente. I potenziali benefici terapeutici della NAC includono lo scavenging extracellulare dei radicali ROS, il ripristino del GSH intracellulare, la soppressione della tempesta di citochine e la protezione delle cellule T, mitigando così l’infiammazione e il danno tissutale. La somministrazione di NAC in combinazione con altri agenti antivirali può ridurre drasticamente il tasso di ricoveri ospedalieri, la ventilazione meccanica e la mortalità.”

(g)  Remdesivir

Il Remdesivir è un antivirale utilizzato nel trattamento dell’Ebola e del virus Marburg. Sembrava inizialmente avere un’azione antivirale nei confronti dei virus a RNA e da allora sono in corso degli studi sul COVID [65]. In dei piccoli studi in doppio cieco con un placebo è stata osservata una diminuzione del tempo di guarigione del 30% [66] e comunque in generale dei ricercatori cinesi sembravano aver individuato (sulla base di uno studio in vitro) il Remdesivir e la Clorochina come degli ottimi candidati nella lotta contro il virus [67]. Tra l’altro proprio Matteo Bassetti ha ottenuto una guarigione in ospedale grazie al Remdesivir. In realtà però a seguito di quattro grandi studi condotti sul farmaco, l’OMS ha scoperto che non ha praticamente nessun impatto positivo nella cura della malattia e anzi, si è rivelato addirittura cardiotossico in dosi eccessive [77]. L’utilizzo sbagliato nelle prime fasi della pandemia da parte del Governo americano potrebbe anche essere responsabile di molti morti negli ospedali statunitensi.

(h)  Aspirina

Farmaco piuttosto comune che sembrerebbe avere un effetto nelle fasi iniziali della malattia.

Negli anni ’90 un studio mostrava l’effetto di riduzione nei livelli di citochine da parte dell’Aspirina [68] e pochi anni fa era stato osservato un effetto antivirale del farmaco nei confronti dell’influenza, in particolare bloccando la propagazione del virus influenzale tramite l’inibizione dell’NF-κB se utilizzata ad alte concentrazioni e fasi di incubazione a breve termine [70]

Dallo scoppio della pandemia sono stati anche effettuati ulteriori studi, condotti in vari paesi, che hanno mostrato in via preliminare che l’uso dell’aspirina in ospedale era significativamente associato ad un ridotto rischio di mortalità tra i pazienti COVID e ad un ridotto impiego di ventilazione meccanica [69, 71]

Ora, tutte cose sono ben note a tutti i medici che avevano stabilito i protocolli per curare i pazienti a casa prevenendo l’ospedalizzazione. Il protocollo Covi a casa ha funzionato bene, dando eccellenti risultati (solo 22 ricoveri in ospedale su 340 pazienti [76]).

 

i) Lattoferrina e Ibuprofene

L’ibuprofene rimane il farmaco principe nella cura a casa contro il COVID proprio per la sua capacità di inibire la tempesta citochinica e quindi viene spesso consigliato durante tutta la fase di positività, in dosi anche abbastanza alte. La lattoferrina (anch’essa in dosi abbastanza alte) è un alleato altresì fondamentale per il sistema immunitario umano quando si fronteggia la malattia.

2.   Il mainstream che odia i No-Covid-Vax.

La campagna vaccinale prosegue senza sosta e si susseguono sempre di più gli incitamenti all’odio nei confronti di chi non vuole vaccinarsi contro il COVID. Innanzitutto viene commesso volontariamente un errore piuttosto grossolano: etichettare come No Vax chi non si vuole vaccinare contro il COVID. Con No Vax si intende chi non vuole vaccinarsi affatto, mentre la propaganda mainstream inculca nella testa della gente la parola No Vax come etichetta per chi rifiuta la vaccinazione contro il COVID. Questa “svista” etimologica non è casuale ma è stratagemma base tra le tecniche di comunicazione e fu uno degli 11 cavalli di battaglia della propaganda nazista di Goebbels: il concetto è buttare in un calderone comune i propri avversari per poterli trasformare in un “nemico comune” agli occhi della popolazione [28]

Ad un certo punto inizia a prendere piede in televisione la figura del Generale Francesco Paolo Figliuolo. Infatti dal 1° Marzo il generale diventa “commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19” al posto di Arcuri [29].

Non entro nel merito del personaggio, delle cariche e quant’altro perché ininfluente ai fini della trattazione, ma la cosa curiosa è la modalità di comunicazione. Ad esempio Figliuolo sostiene che i non vaccinati over 60 vadano “stanati” e che se necessario l’esercito andrà a cercarli per vaccinarli [30].

Dovremmo ricordare a questi personaggi che le fondamenta scientifiche di un presunto obbligo vaccinale sono in realtà nulle: sembra essere evidente che la capacità del virus di mutare aumenta all’aumentare della percentuale di vaccinati: più ci si avvicina alla cosiddetta immunità di gregge e più il virus riesce a mutare [31]:

“Finché un numero significativo della popolazione mondiale sarà infettato da SARS-CoV-2, le mutazioni continueranno a verificarsi a causa dell’enorme numero di repliche del genoma e della replicazione soggetta a errori. Pertanto, continueranno ad emergere nuove varianti e alcune di esse potrebbero rappresentare un rischio maggiore per la fuga immunitaria. Una pressione selettiva dell’immunità adattativa era minima nella popolazione mondiale principalmente ingenua, quindi la maggior parte delle varianti ora presenti sono il risultato di mutazioni derivate dalla selezione basata sul vantaggio di fitness. La pressione selettiva per le varianti di fuga probabilmente aumenterà con l’avvicinarsi dell’immunità di gregge. Inoltre, la co-circolazione di varianti maggiori nella stessa regione geografica, già osservata in molte parti del mondo, può consentire la ricombinazione, riunendo mutazioni responsabili di conseguenze diverse. Pertanto, l’emergere di varianti capaci di evasione immunitaria sembra inevitabile e sarà importante sviluppare di conseguenza contromisure pandemiche.”

Addirittura lo stesso Anthony Fauci ha dichiarato che ormai il virus è diverso da quello originario e che un vaccinato può essere infettato ed infettare come un non vaccinato [32]:

“… sappiamo che la variante Delta si trasmette da persona a persona in modo considerevolmente maggiore rispetto all’ originaria variante Alpha di cui ci siamo occupati finora. La variante Delta adesso è quella largamente dominante in questo paese, rappresenta più dell’80-85% e in certe regioni anche 90% o più dei casi; ma ancora più importante è che adesso è chiaro che quando ci sono infezioni “post-vaccinali”, ovvero persone che sono vaccinate ma che nonostante ciò si sono ammalate con la variante Delta (il che accade perché nessun vaccino è efficace al 100%), abbiamo capito, senza ombra di dubbio, che le persone che sono vaccinate e che presentano un’infezione post-vaccinale hanno una carica virale capace di contagiare gli altri, ci sono abbastanza virus nel nasofaringe da poterli trasmettere ad altre persone, e abbiamo casi di trasmissione documentati. […] il virus è davvero cambiato e questo ha comportato delle modifiche nelle linee guida dei CDC, per cui anche se sei vaccinato la mascherina va indossata negli ambienti pubblici chiusi, nelle aree con elevato indice di trasmissibilità, ovvero le aree arancione e rosso designate dai CDC… Se andiamo indietro a un paio di mesi fa, le persone vaccinate che si ammalavano presentavano una carica virale nettamente inferiore rispetto a quella di un malato non vaccinato. I dati parlavano chiaro. Adesso la variante Delta ha cambiato l’intero scenario, la carica virale di una persona vaccinata che si è infettata con variante Delta è esattamente dello stesso livello di una persona infettata non vaccinata.”

Questo mette definitivamente la parola fine sulla storia secondo cui il vaccinato è immune. Il vaccinato non è affatto immune dal contagio e può contagiare esattamente come se non avesse alcun tipo di protezione artificiale. Questo perché il virus è cambiato ed ha imparato ad aggirare la vaccinazione. Quello che invece sembra essere assodato è che, benché anche i vaccinati finiscano in ospedale nei casi gravi, il numero di morti in ospedale per COVID tra i vaccinati sembrerebbe essersi  ridotto (ma chiaramente non basta questo per valutarne l’efficacia, servono i dati sulle reazioni avverse di cui parleremo nella sezione successiva).

Poiché lo stesso risultato lo si può raggiungere con le cure con gli anticorpi monoclonali, perché esporre a rischio effetti collaterali tutta la popolazione quando si può esporre a rischio effetti collaterali solo chi ha già contratto il virus? Per giunta, perché esporre a rischio tutta la popolazione per niente visto che alla fine la malattia può essere comunque contratta e si può contagiare gli altri allo stesso modo? Perché offrire al virus sempre nuove motivazioni per mutare? Perché diventare dipendenti da una terapia che prevede continui richiami (vista la durata e l’intensità estremamente limitata della protezione offerta dal vaccino rispetto alla protezione naturale)? Perché non sviluppare una cura direttamente per chi si ammala riducendo così l’esposizione al rischio effetti collaterali per il resto della popolazione? Se vaccinassimo tutta la popolazione il virus non scomparirebbe magicamente, anzi, evolverebbe in modo da aggirare il vaccino ed aggirare anche la sua capacità “immunizzante”, se di immunità possiamo parlare.

Ma questo concetto sembra non venir recepito dal mainstream, il quale non ha fatto altro che incentivare l’odio nei confronti dei cosiddetti No Vax. Riporto degli esempi qui di seguito in quanto sarà poi compito delle autorità competenti, quando tutto questo sarà finito, di andare a prendere gli opportuni provvedimenti.

Partiamo da Giuseppe Gigantino e da Marianna Rubino. Il primo è un cardiologo iscritto all’Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di Salerno (Ordine della Provincia di Salerno) n. 0000009451; la seconda è un cardiologo emodinamista presso l’ASP di Palermo. Entrambi si sono lasciati andare ad affermazioni un pelo eccessive, per essere gentili [33, 34]… 

Altro esempio di professionista che dovrebbe comprendere la natura della sua posizione e soprattutto la modalità espositiva della stessa è il dottor Umberto Tognolli (cardiochirurgo) [35]:

Peraltro gran parte di questi professionisti, una volta pizzicati o hanno rimosso il post o hanno cancellato la pagina. Ma al di là di questo, affermazioni di altrettanto elevata gravità giungono ancora una volta dal comparto sanitario. Ad esempio tra gli infermieri [36, 37, 38]:

Questa è tutta gente che in un modo o nell’altro dovrebbe essere in grado di comprendere la natura della propria posizione. Eppure non solo queste persone non lo fanno, ma la cosa più grave è che persone normali potrebbero essere già capitate o capitare in futuro sotto alcuni di loro… il che è piuttosto agghiacciante. Ma andiamo avanti, passiamo a personaggi politicamente impegnati [39, 40, 41, 42, 43, 44, 45]:

Vista l’infondatezza della posizione dei signori qui sopra dimostrata da un punto di vista scientifico come riportato nelle precedenti sezioni e nelle successive, è chiaro che l’intento è di ben altra natura. Ma il premio per l’incitamento all’odio va a personaggi del mondo dello spettacolo e del giornalismo [46, 47, 48, 49, 50, 51, 52]:

E’ chiaro che stiamo parlando di personaggi che in qualità di strumenti della propaganda fanno solo da megafono, ma questa non è un’attenuante e a tempo debito molto probabilmente verranno presi i giusti provvedimenti. Anche perché come sottolineato in un articolo pubblicato su The Lancet e su Pubmed [56]:

“Vi sono prove crescenti che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione. In Massachusetts, USA, sono stati rilevati un totale di 469 nuovi casi di COVID-19 durante vari eventi nel luglio 2021 e 346 (74%) di questi casi riguardavano persone vaccinate in tutto o in parte, 274 (79%) delle quali erano sintomatici. I valori di soglia del ciclo erano similmente bassi tra le persone che erano state completamente vaccinate (mediana 22,8) e le persone che non erano state vaccinate, non completamente vaccinate o il cui stato vaccinale era sconosciuto (mediana 21,5), indicando un’elevata carica virale anche tra le persone che erano completamente vaccinate […] È quindi sbagliato e pericoloso parlare di pandemia dei non vaccinati. Storicamente, sia gli Stati Uniti che la Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione per il colore della pelle o la religione. Invito funzionari e scienziati di alto livello a porre fine alla stigmatizzazione inappropriata delle persone non vaccinate, che includono i nostri pazienti, colleghi e altri concittadini, e a impegnarsi ulteriormente per unire la società.

Inoltre, come indicato nella risoluzione 2361/2021 [57]:

In buona sostanza, da parte di chi sta discriminando chi non si vuole vaccinare, c’è poco da fare gli splendidi.

3.   Conclusioni.

Per tutto il 2020 e il 2021 moltissimi medici hanno dedicato le loro energie alla ricerca di un protocollo di cura del COVID a casa per prevenire le ospedalizzazioni. Tra l’altro approcci di questo tipo sono stati anche evidenziati in studi dedicati [64].

Il protocollo è stato applicato con risultati eccellenti ma la lotta a qualsiasi terapia alternativa al vaccino è stata combattuta con ogni mezzo a disposizione dello Stato. Si diffondono fake news sia da parte del mainstream sia da parte dei complottisti e questo non ha fatto altro che remare contro tutti i medici che hanno realmente messo il loro sapere a disposizione del bene collettivo. La campagna di odio nei confronti di chi non vuole vaccinarsi procede spedita e su tutti i media si registrano affermazioni per le quali la definizione di “incitamento all’odio” è un’eufemismo.

Passiamo ora alla settima parte.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

[1]   Philippe Gautret, Jean-Christophe Lagier, Philippe Parola, Van Thuan Hoang, Line Meddeb, Morgane Mailhe, Barbara Doudier, Johan Courjon, Valérie Giordanengo, Vera Esteves Vieira, Hervé Tissot Dupont, Stéphane Honoré, Philippe Colson, Eric Chabrière, Bernard La Scola, Jean-Marc Rolain, Philippe Brouqui & Didier Raoult (2020), Hydroxychloroquine and azithromycin as a treatment of COVID-19: results of an open-label non-randomized clinical trial

[2]  Prof Mandeep R. Mehra, Sapan S. Desai, Prof Frank Ruschitzka & Amit N. Patel (2020), Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19: a multinational registry analysis (RETRACTED)

[3]   Laura Pertici – La Repubblica (2020), L’Oms sospende la sperimentazione sull’idrossiclorochina: “Preoccupati per la sicurezza” 

[4]  Andrew Gelman – Statistical Modeling, Causal Inference, and Social Science (2020), Doubts about that article claiming that hydroxychloroquine/chloroquine is killing people

[5]  Joshua Geleris, Yifei Sun, Jonathan Platt, Jason Zucker, Matthew Baldwin, George Hripcsak, Angelena Labella, Daniel K. Manson, Christine Kubin, R. Graham Barr, Magdalena E. Sobieszczyk & Neil W. Schluger (2020), Observational Study of Hydroxychloroquine in Hospitalized Patients with Covid-19

[6]  James A. Watson, Joel Tarning, Richard M. Hoglund, Frederic J. Baud, Jean-Luc Clemessy & Nicholas J. White (2020), Concentration-dependent mortality of chloroquine in overdose

[7]   The Lancet (2020), Expression of concern: Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19: a multinational registry analysis

[8]   The Guardian (2020), Covid-19: Lancet retracts paper that halted hydroxychloroquine trials

[9]  Giuseppe Del Bello – La Repubblica (2020), Idrossiclorochina, 140 medici contro Aifa. E Lancet ritira lo studio

[10]  Samia Arshad, Paul Kilgore, Zohra S. Chaudhry, Gordon Jacobsen, Dee Dee Wang, Kylie Huitsing, Indira Brar, George J. Alangaden, Mayur S. Ramesh, John E. McKinnon, William O’Neill, Marcus Zervos, Henry Ford COVID-19 Task Force (2020), Treatment with hydroxychloroquine, azithromycin, and combination in patients hospitalized with COVID-19

[11]   ZelfZorg COVID19 (2020), Statistieken Zwitserland (met HCQ/zonder HCQ/met HCQ) leveren het bewijs!

[12]   S. A. Meo, D. C. Klonoff, J. Akram (2021), Efficacy of chloroquine and hydroxychloroquine in the treatment of COVID-19

[13]   Tzu-Chuan Ho, Yung-Hsuan Wang, Yi-Ling Chen, Wan-Chi Tsai, Che-Hsin Lee, Kuo-Pin Chuang, Yi-Ming Arthur Chen, Cheng-Hui Yuan, Sheng-Yow Ho, Ming-Hui Yang, & Yu-Chang Tyan (2021), Chloroquine and Hydroxychloroquine: Efficacy in the Treatment of the COVID-19

[14]   Sanket Shah, Saibal Das, Avinash Jain, Durga Prasanna Misra & Vir Singh Negi (2020), A systematic review of the prophylactic role of chloroquine and hydroxychloroquine in coronavirus disease-19 (COVID-19)

[15]  Judith van Paassen, Jeroen S. Vos, Eva M. Hoekstra, Katinka M. I. Neumann, Pauline C. Boot & Sesmu M. Arbous (2021), Corticosteroid use in COVID-19 patients: a systematic review and meta-analysis on clinical outcomes

[16]   WHO Rapid Evidence Appraisal for COVID-19 Therapies (REACT) Working Group; Jonathan A. C. Sterne, Srinivas Murthy, Janet V. Diaz, Arthur S. Slutsky, Jesús Villar, Derek C. Angus, Djillali Annane, Luciano Cesar Pontes Azevedo, Otavio Berwanger, Alexandre B. Cavalcanti, Pierre-Francois Dequin, Bin Du, Jonathan Emberson, David Fisher, Bruno Giraudeau, Anthony C. Gordon, Anders Granholm, Cameron Green, Richard Haynes, Nicholas Heming, Julian P. T. Higgins, Peter Horby, Peter Jüni, Martin J. Landray, Amelie Le Gouge, Marie Leclerc, Wei Shen Lim, Flávia R. Machado, Colin McArthur, Ferhat Meziani, Morten Hylander Møller, Anders Perner, Marie Warrer Petersen, Jelena Savovic, Bruno Tomazini, Viviane C. Veiga, Steve Webb, John C. Marshall (2020), Association Between Administration of Systemic Corticosteroids and Mortality Among Critically Ill Patients With COVID-19: A Meta-analysis

[17]  EMA (2020), EMA endorses use of dexamethasone in COVID-19 patients on oxygen or mechanical ventilation

[18]  WHO (2020), Corticosteroids for COVID-19

[19]  NIH (2020), Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Treatment Guidelines

[20]   AIFA (2020), Corticosteroids in the therapy of adult patients with COVID-19

[21]  Cesare Perotti, Fausto Baldanti, Raffaele Bruno, Claudia Del Fante, Elena Seminari, Salvatore Casari, Elena Percivalle, Claudia Glingani, Valeria Musella, Mirko Belliato, Martina Garuti, Federica Meloni, Marilena Frigato, Antonio Di Sabatino, Catherine Klersy, Giuseppe De Donno, Massimo Franchini, Covid-Plasma Task Force (2020), Mortality reduction in 46 severe Covid-19 patients treated with hyperimmune plasma. A proof of concept single arm multicenter trial

[22]  Ling Li, Wei Zhang, Yu Hu, Xunliang Tong, Shangen Zheng, Giuntao Yang, Yujie Kong, Lili Ren, Qing Wei, Heng Mei, Caiying Hu, Cuihua Tao, Ru Yang, Jue Wang, Yongpei Yu, Yong Guo, Xiaoxiong Wu, Zhihua Xu, Li Zeng, Nian Xiong, Lifeng Chen, Juan Wang, Ning uomo, Yu Liu, Haixia Xu, E Deng, Xuejun Zhang, Chenyue Li, Conghui Wang, Shisheng Su, Linqi Zhang, Jianwei Wang, Yanyun Wu & Zhong Liu (2020), Effect of Convalescent Plasma Therapy on Time to Clinical Improvement in Patients With Severe and Life-threatening COVID-19: A Randomized Clinical Trial

[23]   AIFA (2021), Uso degli anticorpi monoclonali per COVID-19

[24]  Hisaya Tanioka, Sayaka Tanioka & Kimitaka Kaga (2021), Why COVID-19 is not so spread in Africa: How does Ivermectin affect it?

[25]   FDA (2021), FAQ: COVID-19 and Ivermectin Intended for Animals

[26]   NIH (2021), COVID-19 Treatment Guidelines: Ivermectin

[27]  Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (2021), Indicazioni per il trattamento domiciliare dei pazienti con Covid-19

[28]  Gianluca Magi (2021), Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura

[29]   Di Martedì (2021), Covid, il generale Figliuolo: “Tanti over 60 non vaccinati? Dovremo intercettare in maniera più proattiva queste classi di età”

[30]   LaRepubblica (2021), Draghi sostituisce Arcuri, il generale Figliuolo è il nuovo Commissario all’emergenza Covid

[31]   Ivana Lazarevic, Vera Pravica, Danijela Miljanovic & Maja Cupic (2021), Immune Evasion of SARS-CoV-2 Emerging Variants: What Have We Learnt So Far?

[32]   Anthony Fauci at MSNBC (2021)

[33]   Libertà di scelta vaccinale Italia, facebook

[34]   Francesca Totolo, tweet del 24 Luglio 2021

[35]   Adry.W.2 Maria Natale, tweet del 27 Luglio 2021

[36]   Stella, tweet del 25 Luglio 2021

[37]   ClinicamenteBionda, tweet del 30 Luglio 2021

[38]   Disquisendo

[39]   Pierpaolo Sileri a Di Martedì, puntata del 26 Gennaio 2022.

[40]   Ansa (2021), Vaccini: Giani, ‘no vax’ fuori dai luoghi pubblici dal 30/9

[41]   ImolaOggi (2021), ‘Non vaccinati mettano un cartello al collo’. Sindaco di Bomporto: ‘Ottima idea’

[42]   Annalisa Girardi – Fanpage (2021), Carrozze in treno separate per chi non ha Green Pass: la proposta dell’assessore in Emilia Romagna

[43]   Discorso di Mario Draghi

[44]   Francesca Totolo, tweet del 14 Agosto 2021

[45]   Genova Today (2021), Toti contro i No Vax sui social: sono i nostri talebani

[46]   Musso, tweet del 31 Agosto 2021

[47]   Selvaggia Lucarelli, tweet del 26 Febbraio 2021

[48]   Il Tempo (2020), Andrea Scanzi, il post choc: “Se fossi Conte godrei nel farvi morire come mosche”. Bufera sul giornalista

[49]   Libero Quotidiano (2021), Coffee break, Luca Telese: “Carabinieri a casa dei non vaccinati”. Sconcerto in studio

[50]   Martina Carletti, tweet del 10 Agosto 2021

[51]   La Repubblica (2021), J-Ax, dentro il suo mondo ‘Surreale’: “Dopo il Covid sono cambiato. Provo un pesante odio per i no vax”

[52]   La Zanzara, David Parenzo

[53]  Amiel A. Dror, Nicole Morozov, Amani Daoud, Yoav Namir, Orly Yakir, Yair Shachar, Mark Lifshitz, Ella Segal, Lior Fisher, Matti Mizrachi, Netanel Eisenbach, Doaa Rayan, Maayan Gruber, Amir Bashkin, Edward Kaykov, Masad Barhoum, Michael Edelstein & Eyal Sela (2021), Pre-infection 25-hydroxyvitamin D3 levels and association with severity of COVID-19 illness

[54]  Marcos Pereira, Alialdo Dantas Damascena, Laylla Mirella Galvão Azevedo,
Tarcio de Almeida Oliveira & Jerusa da Mota Santana (2020), Vitamin D deficiency aggravates COVID-19: systematic review and meta-analysis

[55]   Ministero della Salute, COVID-19 Fake News

[56]  Günter Kampf (2021), COVID-19: stigmatising the unvaccinated is not justified

[57]  Risoluzione 2361/2021

[58]  Daniel Wrapp, Nianshuang Wang, Kizzmekia S. Corbett, Jory A. Goldsmith, Ching-Lin Hsieh, Olubukola Abiona, Barney S. Graham & Jason S McLellan (2020), Cryo-EM structure of the 2019-nCoV spike in the prefusion conformation

[59]  Alexandra C. Walls, Young-Jun Park, M. Alejandra Tortorici, Abigail Wall, Andrew T. McGuire & David Veesler (2020), Structure, Function, and Antigenicity of the SARS-CoV-2 Spike Glycoprotein

[60]  Andrey M. Grishin, Nataliya V. Dolgova, Shelby Harms, Ingrid J. Pickering, Graham N. George, Darryl Falzarano & Miroslaw Cygler (2020), Spike protein disulfide disruption as a potential treatment for SARS-CoV-2

[61]  Nan Zhou, Xiaofan Yang, Ai Huang, Zhenbing Chen (2021), The Potential Mechanism of N-acetylcysteine in Treating COVID-19

[62]  Zhongcheng Shi & Carlos A. Puyo (2020), N-Acetylcysteine to Combat COVID-19: An Evidence Review

[63]  Michael Poppe, Sascha Wittig, Liane Jurida, Marek Bartkuhn, Jochen Wilhelm, Helmut Müller, Knut Beuerlein, Nadja Karl, Sabin Bhuju, John Ziebuhr, M. Lienhard Schmitz & Michael Kracht (2017), The NF-κB-dependent and -independent transcriptome and chromatin landscapes of human coronavirus 229E-infected cells

[64]  Fredy Suter, Elena Consolaro, Stefania Pedroni, Chiara Moroni, Elena Pastò, Maria Vittoria Paganini, Grazia Pravettoni, Umberto Cantarelli, Nadia Rubis, Norberto Perico, Annalisa Perna, Tobia Peracchi, Piero Ruggenenti & Giuseppe Remuzzi (2021), A simple, home-therapy algorithm to prevent hospitalisation for COVID-19 patients: A retrospective observational matched-cohort study

[65]  James M. Sanders, Marguerite L. Monogue, Tomasz Z. Jodlowski & James B. Cutrell (2020), Pharmacologic Treatments for Coronavirus Disease 2019 (COVID-19): A Review

[66]   John H. Beigel, Kay M. Tomashek, Lori E. Dodd, Aneesh K. Mehta, Barry S. Zingman, Andre C. Kalil, Elisabetta Hohmann, Helen Y. Chu, Annie Luetkemeyer, Susan Kline, Diego López di Castiglia, Robert W. Finberg, Kerry Dierberg, Victor Tapson, Lanny Hsieh, Thomas F. Patterson, Ruggero Paredes, Daniel A. Sweeney, William R. Short, Giota Touloumi, David Chien Lye, Norio Ohmagari, Myoung-Don Oh, Guillermo M. Ruiz-Palacios, Thomas Benfield, Gerd Fatkenheuer, Mark G. Kortepeter, Robert L. Atmar, C. Buddy Creech, Jens Lundgren, Abdel G. Babiker, Sara Pett, James D. Neaton, Timothy H. Burgess, Tyler Bonnet, Michelle Verde, Mat Makowski, Anu Osinusi, Seema Nayak, Clifford Lane & Membri del gruppo di studio ACTT-1 (2020), Remdesivir for the Treatment of Covid-19 – Final Report

[67]  Manli Wang, Ruiyuan Cao, Leike Zhang, Xinglou Yang, Jia Liu, Mingyue Xu, Zhengli Shi, Zhihong Hu, Wu Zhong & Gengfu Xiao (2020), Remdesivir and chloroquine effectively inhibit the recently emerged novel coronavirus (2019-nCoV) in vitro

[68]   I. Ikonomidis, F. Andreotti, E. Economou, C. Stefanadis, P. Toutouzas & P. Nihoyannopoulos (1999), Increased proinflammatory cytokines in patients with chronic stable angina and their reduction by aspirin

[69]   Indra Wijaya, Rizky Andhika, Ian Huang, Aga Purwiga, Kevin Yonatan Budiman (2021), The effects of aspirin on the outcome of COVID-19: A systematic review and meta-analysis

[70]  Bernadette Glatthaar-Saalmüller, Kerstin H. Mair & Armin Saalmüller (2017), Antiviral activity of aspirin against RNA viruses of the respiratory tract-an in vitro study

[71]  Jonathan H. Chow, Ashish K. Khanna, Shravan Kethireddy, David Yamane, Andrea Levine, Amanda M. Jackson, Michael T. McCurdy, Ali Tabatabai, Gagan Kumar, Paul Park, Ivy Benjenk, Jay Menaker, Nayab Ahmed, Evan Glidewell, Elizabeth Presutto, Shannon Cain, Naeha Haridasa, Wesley Field, Jacob G. Fowler, Duy Trinh, Kathleen N. Johnson, Aman Kaur, Amanda Lee, Kyle Sebastian, Allison Ulrich, Salvador Peña, Ross Carpenter, Shruti Sudhakar, Pushpinder Uppal, Benjamin T. Fedeles, Aaron Sachs, Layth Dahbour, William Teeter, Kenichi Tanaka, Samuel M. Galvagno, Daniel L. Herr, Thomas M. Scalea & Michael A. Mazzeffi (2021), Aspirin Use Is Associated With Decreased Mechanical Ventilation, Intensive Care Unit Admission, and In-Hospital Mortality in Hospitalized Patients With Coronavirus Disease 2019

[72]  Norberto Perico, Stefano Fagiuoli, Fabiano Di Marco, Andrea Laghi, Roberto Cosentino, Marco Rizzi, Andrea Gianatti, Alessandro Rambaldi, Piero Ruggenti, Carlo La Vecchia, Guido Bertolini, Stefano Paglia, Ferdinando Luca Lorini & Giuseppe Remuzzi (2021), Bergamo and Covid-19: How the Dark Can Turn to Light

[73]   Regione Piemonte (2021), Aggiornato il protocollo delle cure a casa per il Covid

[74]   Cristina Da Rold – IlSole24Ore (2021), Come sono stati curati a casa i malati COVID-19?

[75]  Ministero della Salute (2021), Covid-19, nuova circolare del Ministero aggiorna le linee guida per le cure domiciliari

[76]   L’Eco della Pista (2020), Covid-19: i commenti della dottoressa Paola Varese dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato sull’utilizzo dell’Idrossiclorochina

[77]  Victoria C. Yan & Florian L. Muller (2022), Why Remdesivir Failed: Preclinical Assumptions Overestimate the Clinical Efficacy of Remdesivir for COVID-19 and Ebola

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