Il punto della situazione: parte 2 – Dal “niente paura” al primo lockdown italiano

Il punto della situazione:

Parte 2 - Dal "niente paura" al primo lockdown in Italia

di G.F.

Foto in evidenza caricata da CDC su Unsplash.com, disponibile a questo link. Foto rilasciata con licenza CC0.

1.   Quelli che “tranquilli è tutto sotto controllo”.

Tra Gennaio e Febbraio i media tranquillizzavano la popolazione sostenendo che non c’era motivo di temere per un’epidemia in Italia. E lo facevano quasi tutti, indiscriminatamente, dai giornalisti ai medici. In quell’occasione un noto virologo italiano disse che in quello specifico momento “il rischio di contrarre il virus è zero perché il virus non circola” [1, 2]. Il tutto ovviamente raccontato con una decisione ed una sicurezza raggelanti. Anche giornalisti, opinionisti e politici si sono lasciati andare ad esternazioni quantomeno frettolose pur di far passare un messaggio distorto: “tranquilli che è tutto sotto controllo”.

Si è visto infatti!! (La saggezza popolare sa benissimo che fine ha fatto “tranquillo”).

Il personaggio in questione si difenderà dicendo che non c’erano ancora evidenze in quel momento (e questo è tutto sommato vero), ma nella scienza il condizionale è d’obbligo, soprattutto nelle fasi preliminari di qualcosa di nuovo. Questo non è avvenuto e ai piani alti si sa che se un personaggio titolato esprime opinioni e giudizi senza condizionali viene presa per buona quell’affermazione. E se non si capisce questo non bisogna fare comparse nei mezzi di comunicazione mass-mediatici.

Personaggi più o meno noti facevano aperitivi per fugare le paure e i megafoni del mainstream si affannavano per dire che quella della gente era solo “isteria collettiva”… si stracciavano le vesti per cercare di affermare che non c’era alcun bisogno di temere che l’epidemia arrivasse in Italia perché “tanta gente ha fatto la spoletta tra Italia e Cina e non ci sono stati problemi”. Anche qua, il tutto con una sicurezza disarmante senza avere dati sotto mano o evidenze di qualche di tipo.

Tra l’altro qualcuno di loro diceva all’inizio quello che diciamo tutti da tempo, ovvero che la percentuale dei decessi è veramente bassissima e per lo più tra persone con quadro clinico già difficile, salvo poi però sposare la narrazione mainstream secondo la quale lo 0,0005% di persone morte in una specifica fascia di età è inaccettabile e che quindi servono misure estreme. Non commento oltre.

Ad ogni modo, mentre questo accadeva e mentre i media raccomandavano di stare tranquilli perché tutto era sotto controllo, il Governo “segretamente” deliberava lo stato di emergenza sanitaria il 31 Gennaio 2020 [3]. Come si può leggere sul documento pubblicato in Gazzetta Ufficiale:

“Considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale determinata dalla insorgenza di rischi per la pubblica e privata incolumita’ connessi ad agenti virali trasmissibili, che stanno interessando anche l’Italia […] In considerazione di quanto esposto in premessa […] e’ dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili“.

Le parole sono evidenti e qualsiasi personaggio che abbia provato a rassicurare le persone oggi dovrebbe scusarsi pubblicamente per quello che ha detto. Certo, c’è l’attenuante che comunque questa comunicazione era stata data nel più totale silenzio e che quindi non era proprio banale venirne al corrente, ma i fatti erano diversi rispetto alla martellante propaganda e questo è qualcosa di inammissibile in una società civile.

Ma perché tutto questo accadeva? semplice: il 31 Gennaio vengono individuati in Italia due casi di turisti cinesi positivi [15] e quindi il Governo dichiara lo stato di emergenza. Tra l’altro la cosa che fa sorridere è che il giorno prima aveva bloccato i voli diretti dalla Cina (ma permettendo lo scalo altrove, la misura era del tutto inutile) [14].

Altro che “tranquilli è tutto sotto controllo”… NULLA era sotto controllo, infatti per stessa ammissione dei medici, ben prima della dichiarazione del virologo di cui sopra, il virus era già sbarcato in Italia [4]. In tutta probabilità il Covid era già sbarcato in Italia almeno sul finire del 2019.

Bisogna infatti considerare il flusso umano, legato principalmente al business, che lega la Cina al resto del mondo. Nella sola Europa, nel 2018 ben 1,75 milioni di persone residenti in Europa hanno compiuto viaggi in Cina, quindi una media di quasi 5.000 viaggi al giorno [5]. Con una mole così impressionante di viaggi e considerando il tempo intercorso tra la fuga dal laboratorio cinese e lo stop ai voli dalla Cina (parliamo quindi di mesi) come si poteva anche solo lontanamente pensare che fosse tutto sotto controllo? Il Governo lo sapeva infatti, al contrario dei megafoni di regime. Il rischio di esserselo già portato a bordo era quindi molto alto e di fatti se si guarda indietro a tempi non sospetti, già venivano riportate delle anomalie che viste con l’occhio di oggi fanno riflettere.

Nel ultimi mesi del 2019 erano state identificate e segnalate centinaia di polmoniti atipiche e soprattutto “in più” rispetto a quelle regolarmente attese in quel periodo, causando anche qualche vittima [6, 7, 8, 9]. Uno studio italiano spiegava infatti che lo scoppio dell’epidemia cinese di Dicembre andava retrodatato almeno ad Ottobre [10]. Considerando l’oscurantismo del Governo cinese sulla vicenda e considerando tutto quello che abbiamo visto nella parte 1, non deve stupire il fatto che l’emergenza in Cina fosse già una realtà tra la fine di Settembre ed inizio Ottobre:

Delle indagini condotte dall’Istituto Superiore di Sanità sembra che nelle acque di scarico di Milano e di Torino già vi fossero tracce di SARS-CoV-2 a Dicembre 2019 [17] e l’ISS sospettava la circolazione dello stesso virus (ritenuto all’epoca “agente sconosciuto”) già dal mese prima ad Alzano Lombardo [13]. Le polmoniti nel 2019 sono aumentate del 30% rispetto all’anno precedente e non è difficile capire perché, soprattutto se si tiene in considerazione che il 23 Febbraio 2020 nell’ospedale di Alzano Lombardo muoiono due pazienti che non avevano avuto contatti con l’estero e che erano risultati positivi al SARS Cov-2 [18]. Va ricordato che solo due giorni prima il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte disse [29]:

“Abbiamo adottato una linea di massima prudenza, massima precauzione. Questo però ci consente di scacciare via anche qualsiasi allarmismo sociale, qualsiasi panico. Quindi dovete fidarvi di quelle che sono le indicazioni ufficiali del Ministero della Salute perché abbiamo un comitato tecnico scientifico che ci offre la base tecnico-scientifica di valutazione e ovviamente un attimo dopo conseguentemente adottiamo tutte le iniziative e le iniziative anche sul piano politico che sono necessarie per la popolazione.

A fronte di questo bisognerebbe ricordare cosa scrisse la prestigiosa rivista scientifica Nature qualche giorno prima in merito al Comitato Tecnico Scientifico italiano (CTS) [30]:

“Meno della metà dei suoi membri attuali sono nominati sulla base del curriculum; gli altri sono direttori di istituzioni sanitarie, nominati nel CTS ex officio. Soltanto due membri hanno una comprovata esperienza in biotecnologia, ma in campi non legati alle malattie infettive. Viceversa, in Gran Bretagna, il Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) e le sue sottocommissioni hanno un ampio spettro di competenze e includono specialisti in diagnostica molecolare, high-throughput screening, sequenziamento, creazione di modelli, logistica, scienza del comportamento e istruzione.

Eppure come ha dichiarato il Primo Ministro italiano è sulla base delle indicazioni del CTS che venivano (e ahimé ad oggi, 2022, ancora è così) prese le decisioni politiche in materia sanitaria. 

Ben presto purtroppo il “tranquilli è tutto sotto controllo” si è trasformato in una catastrofe perché il sistema sanitario nazionale non era pronto ad un’emergenza di questo tipo.

Le ragioni dell’inadeguatezza sono diverse, ma vanno ricercate in primis nel campo macroeconomico: i mostruosi tagli alla spesa pubblica avevano infatti ridotto sensibilmente i posti in terapia intensiva e non c’era chiaramente nessun protocollo associato al Coronavirus. Ma andiamo a vedere di cosa stiamo parlando.

2.   Arriva il lockdown italiano.

Arriviamo quindi al fatidico 9 Marzo 2020: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dichiara ufficialmente la chiusura del paese, a fronte di una curva di contagi in aumento vertiginoso:

Era inevitabile? beh, difficile rispondere. Di certo era evitabile la situazione che ci ha portati a questo. Infatti nonostante la trattazione mainstream dia la colpa (al solito) alla corruzione, agli sprechi e all’evasione, in realtà va ricordato che la capacità del sistema sanitario di assorbire gli shock è stata compromessa dai continui tagli alla sanità perpetrati da tutti i Governi dall’adesione allo SME ad oggi, come evidenziato dal brillante articolo di Domenico Affinito [16]:

Dall’altro lato la critica che alcuni muovono a questa affermazione è che se si vanno a guardare i dati relativi alla spesa pubblica per la Sanità in valore assoluto, questa è grossomodo aumentata negli ultimi 15 anni e che per questo motivo non ha senso parlare di tagli.

Il discorso sembrerebbe avere senso in prima battuta, ma le cose potrebbero stare così solamente in un universo parallelo in cui non esiste inflazione, non esiste innovazione tecnologica, e dove le persone sono tutte incorruttibili e integerrime. 

Guardando invece al mondo reale, bisogna considerare che la spesa pubblica nella Sanità è fisiologicamente crescente nel corso del tempo, per vari motivi: se creare un servizio costa, manutenerlo e gestirlo costa altrettanto se non di più; l’innovazione e l’avanguardia tecnologica costano; l’inflazione di per sé è la manifestazione dell’aumento dei prezzi ed è legata a tantissime cause. Ne segue che l’aumento della spesa pubblica nella Sanità non è un’eccezione ma la normalità e sarà sempre così.

Il sistema Europa poggia sulla cosiddetta “politica della coperta corta”, ovvero sulla scellerata ostinazione di preferire il taglio da una parte per investire da un’altra piuttosto che immettere quantità al netto nell’economia reale per soddisfare entrambe le parti. Negli ultimi anni proprio per questo motivo ben 37 miliardi di euro sono stati tagliati per far fronte alle meccaniche perverse di questa ideologia e chi ne ha fatto le spese è stato il sistema sanitario [16]. Perciò siamo effettivamente arrivati impreparati a gestire un’emergenza di questo tipo, semplicemente per “mancanza di mezzi”, dovuta alle restrizioni finanziarie imposte dal processo di germanificazione dell’Europa che è in atto dal dopo guerra. Qui di seguito riporto solo alcune cose ma è un trend che è iniziato molto prima:

E’ curioso osservare come la mortalità osservata (cioè quella reale, i pallini grigi nel grafico di sotto) sia stata in costante declino fino all’inizio degli anni ’60, per poi risalire dalla fine degli anni ’60 in poi [31], “casualmente” da quando sono iniziati tagli alla sanità mostrati nella figura di sopra:

In merito alla questione delle terapie intensive al collasso, bisogna sottolineare che già ben prima del COVID le terapie intensive erano al collasso con le ondate influenzali [34, 35, 36, 37]:

22/01/2015

30/12/2016

27/01/2017

10/01/2018

Al contorno di questo già devastante quadro bisogna aggiungere:

– il mancato aggiornamento del piano pandemico, fermo al 2006, per il quale è stata anche fatta un’interrogazione parlamentare al Parlamento europeo [11].

– la mancata attuazione dell’ultimo piano pandemico (aggiornato appunto al 2006).

– l’aver mandato i medici allo sbaraglio attraverso circolari che vietavano ai medici di indossare la mascherina di fronte ai pazienti per evitare di “spaventarli”.

Potete immaginare come tutto questo possa aver spianato la strada all’epidemia in Italia.

Ma torniamo al lockdown. Quello italiano è solo il primo di una lunga serie di lockdown a livello mondiale. Alcuni paesi decidono di chiudere tutto, altri di lasciare tutto aperto e puntare all’immunità di gregge. Ognuno poi alla fine ha fatto i conti con le conseguenze delle proprie scelte. Dopo le prime chiusure si è osservato che in corrispondenza dei lockdown i casi diminuivano [19, 20]. Ma è sempre vero? Non esattamente. O meglio, c’è stato un periodo in cui l’efficacia delle misure restrittive in termini sanitari hanno avuto un peso maggiore del collasso economico, tuttavia vanno sottolineate due cose:

– nei paesi che non hanno attuato misure restrittive i casi non sono esplosi con curve di contagio divergenti, ma sono rimaste piatte. Peraltro “contagio” e “ricovero” non sono due cose che vanno di pari passo, soprattutto quando si ha a che fare con una malattia che nella maggior parte dei casi produce sintomi moderati.

– l’efficacia dei lockdown decresce col tempo e questo è stato individuato anche da studi scientifici. 

Proprio uno studio condotto su 152 paesi dimostra che [21]:

“Inizialmente, i blocchi sono associati a una significativa riduzione della diffusione del virus e il numero di decessi correlati, ma questo effetto diminuisce nel tempo. Il blocco non funziona come politica di contenimento continuo in caso di pandemia prolungata […] Una serie di studi empirici ha fornito risultati preliminari sull’impatto degli interventi non farmaceutici sugli esiti sanitari. Incentrati sui primi mesi della pandemia, questi studi hanno per la maggior parte documentato effetti significativi nel ridurre la diffusione del virus […] Tuttavia, poiché si basano su dati del primo semestre del 2020, non riescono a catturare l’incidenza della fatica del lockdown, ovvero gli effetti non lineari dovuti all’onere economico e psico-sociologico cumulativo delle restrizioni e al decrescente grado di conformità.

Ancora una volta quindi mentre all’inizio la scienza si mobilitava in massa per cercare di avvallare le decisioni governative (anche se lo scopo poteva non essere quello, di fatto è quello che è accaduto), oggi la posizione è decisamente diversa. Fondamentalmente un paese può affrontare un lockdown ma il massimo dell’efficacia lo si ha quando questi sono ferrei e brevissimi. Anche il grafico sotto mostra come il primo lockdown ha avuto effetti importanti sulla disoccupazione (un aumento superiore al 2,5% in meno di due mesi) mentre il lockdown natalizio 2020-2021 ha visto un tasso di disoccupazione leggermente aumentato ma stabile:

Il grosso problema dei lockdown prolungati infatti è che dal punto di vista economico massacrano i paesi. Tutti gli Stati che hanno sostenuto la domanda interna (dando soldi alle persone per consentirgli di vivere e di tenere in piedi le attività) hanno subito contrazioni del PIL elevate ma comunque hanno limitato i danni; i paesi come l’Italia che hanno abbandonato i loro cittadini hanno massacrato interi settori e non ci si deve stupire se le persone ce l’abbiano a morte con Governi così incompetenti. Se si guarda agli effetti sull’economia e sulla sanità, tenendo conto delle inerzie degli effetti rispetto all’attuazione del disturbo sul sistema, ad ogni misura di contenimento si è andati a lasciare a spasso lavoratori, a fronte di dati non esattamente ben correlati con i benefici sanitari. Ci sarebbe da discutere anche sull’attendibilità dei dati ma di questo parleremo in un altro momento.

I lockdown hanno anche effetti di natura sociale. Recenti studi hanno valutato gli effetti sul fisico e sulla psiche ed è emerso che effettivamente la reclusione in casa ha avuto come effetto il calo del benessere fisico, un aumento dello stress, dell’ansia e dei casi di depressione almeno per una fetta della società [24, 25] e questo ha coinvolto anche i ragazzi che hanno dovuto sperimentare la famosa DAD (didattica a distanza) in un momento della loro vita in cui l’aspetto psicologico e l’affermazione nel loro contesto sociale sono piuttosto delicati.

L’isolamento sociale e il danno economico hanno portato a un aumento della depressione, dell’ansia, dei suicidi, della violenza domestica e degli abusi sui minori [32], oltre che alla diminuzione dell’attività fisica (con tutto ciò che comporta a livello psico-fisico [33]).

Altro punto che non volge a favore dell’efficacia dei “lockdown all’europea” è quello riguardante l’immigrazione. Infatti il discorso potrebbe anche funzionare in un sistema totalmente chiuso perché non c’è possibilità di entrare o uscire dal paese e in linea teorica se si attuano delle misure restrittive la diffusione del virus dovrebbe crollare. Ma cosa accade ad un sistema aperto? O meglio, cosa accade ad un sistema aperto in una sola direzione? Eh beh come si fa a controllare un sistema in cui il flusso in ingresso non segue le stesse restrizioni degli altri? Semplice: è impossibile.

Non sono mancati casi di contagi tra i migranti [27] e questo è solo ciò che si è voluto che si sapesse. Se si disponesse di tutte le informazioni necessarie molto probabilmente la situazione sarebbe sotto gli occhi di tutti. E si continua con la solita retorica della fuga da paesi in guerra quando alla fine le domande di regolarizzazione provengono quasi tutte da cittadini di origini cinesi, pakistane, bengalesi, marocchine, egiziane, indiane, albanesi e peruviane… senza contare la persistente propaganda dei migranti come “lavoratori chiave” [26], cosa che non prende minimamente in considerazione la realtà dei fatti, ovvero che i lavori che queste persone possono fare in Europa saranno in larga parte automatizzati entro i prossimi 10 anni, come evidenziato dai maggiori istituti del mondo [28].

Ma tutti questi aspetti esulano dal discorso e li vedremo in sezioni successive.

3.   Non sappiamo cosa sta accadendo, troppo pericoloso indagare.

E’ provato che nessuno avesse la situazione sotto controllo in quel periodo. Inizia a diffondersi il virus in tutto il mondo con nuovi paesi a registrare nuovi record di tasso di crescita dei casi e/o di decessi. Mentre i medici avrebbero bisogno di più informazioni, una circolare del Ministero della Sanità italiano sconsiglia caldamente di eseguire autopsie, se non strettamente necessario [22]:

“Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di COVID-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio. L’Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento.

Il Ministero della Salute sa benissimo che con il grado di tecnologia che abbiamo in Italia in quest’epoca siamo in grado di eseguire autopsie in tutta sicurezza persino su pazienti morti a seguito di esposizione a radiazioni, perciò figuriamoci se i medici italiani non sono in grado di eseguire autopsie in tutta sicurezza su pazienti morti da una malattia a trasmissione aerea (tenendo anche presente che un paziente morto, per quanto ne sappiamo, non respira).

C’è da dire inoltre che nonostante il Governo non vietasse espressamente di eseguire autopsie, i decessi nella fase critica sono avvenuti in periodo di lockdown, quando cioè i funerali non potevano svolgersi regolarmente e spesso i cadaveri venivano mandati direttamente ai forni crematori. Per chi ha vissuto quella fase, ricorderete che a Bergamo i mezzi dell’esercito trasportavano corpi a ripetizione verso i forni crematori [23]. Ebbene, il protocollo più intelligente sarebbe stato: “obbligo di esecuzione delle autopsie su quanti più pazienti possibili per indagare sulle cause del decesso e scoprire la caratteristica chiave che manda all’altro mondo i pazienti. Sulla base di questo, ricerca di una cura per evitare l’insorgere di complicazioni nel corso della malattia”.

Tuttavia non è andata esattamente così e ci sono state poche autopsie, che hanno comunque confermato quello che sappiamo oggi sulla natura del virus originario.

4.   Conclusioni

Riassumendo: il virus era già sbarcato in Italia ma nessuno sembrava saperlo. Il Governo e i media mainstream rassicuravano le persone ma alla fine era solo questione di giorni. In assenza di protocolli e di preparazione ad un’evenienza di questo tipo, oltre che a causa di una quantità smisurata di tagli al comparto sanitario, l’Italia va in crisi a Marzo 2020 con le terapie intensive. L’impossibilità di far fronte ad un’emergenza di questo tipo in tempi brevissimi costringe il paese al primo lockdown. I medici cercano di indagare su questo nuovo virus per poter mettere appunto una risposta ad hoc, ma il Governo pare abbia altri piani per la testa e cerca di ostacolarli a tutti i costi.

A questo punto possiamo procedere con la prossima sezione.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

[1]   Adkronos (2020), Virus, Burioni: “In Italia il rischio è zero”

[2]   Che Tempo Che Fa, Puntata del 2 Febbraio 2020, minuto 4:40 

[3]  Gazzetta Ufficiale – Delibera del Consiglio dei Ministri – 31 Gennaio 2020 – Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili

[4]  Giovanni Cedrone – Sanità Informazione (2020), Covid-19, un MMG della bergamasca: «Polmoniti sospette da gennaio, con sorveglianza più accurata il virus si poteva scovare prima»

[5]  Eurostat (2018), EU residents made 1.75 million trips to China in 2018

[6]  Libertà.it (2019), Pronto soccorso: oltre 40 casi di polmonite nell’ultima settimana

[7]   Antonella Sparvoli – Corriere della Sera (2020), Polmonite, picco di casi a Milano: può derivare da un’influenza trascurata

[8]   Emilio Parodi & Silvia Aloisi – Reuters (2020), Italian scientists investigate possible earlier emergence of coronavirus

[9]   Luca Bonzanni – Avvenire (2020), Coronavirus. In Val Seriana impennata di polmoniti virali già ad ottobre 2019

[10]  Alessia Lai, Annalisa Bergna, Carla Acciarri, Massimo Galli & Gianguglielmo Zehender (2020), Early phylogenetic estimate of the effective reproduction number of SARS-CoV-2

[11]  Parlamento europeo – 2020 – Interrogazioni parlamentari – Nuove rivelazioni circa l’aggiornamento del Piano pandemico italiano e il report dell’OMS

[12]   Istat (2020), Covid-19: Indicazioni per la compilazione della scheda di morte

[13]  Nicola Barone – Il Corriere della Sera (2020), Dalle polmoniti anomale alle acque reflue, tutte le spie del Covid-19 già a dicembre

[14]   Gazzetta Ufficiale – Ordinanza del 30 Gennaio 2020

[15]  Istituto Superiore di Sanità (2020), I primi due casi confermati in Italia

[16]   Domenico Affinito (2020), Coronavirus in Italia: i tagli al Servizio sanitario nazionale, chi li ha fatti e perché

[17]   Istituto Superiore di Sanità (2020), CS N°39/2020 – Studio ISS su acque di scarico, a Milano e Torino Sars-Cov-2 presente già a dicembre

[18]  Marco Imarisio, Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini – Il Corriere della Sera (2020), Alzano e Nembro, sei giorni di rinvii. L’inchiesta sull’ecatombe da coronavirus nella Bergamasca

[19]   Vincenzo Alfano & Salvatore Ercolano (2020), The Efficacy of Lockdown Against COVID-19: A Cross-Country Panel Analysis

[20]  Nils Haug, Lukas Geyrhofer, Alessandro Londei, Elma Dervic, Amélie Desvars-Larrive, Vittorio Loreto, Beate Pinior, Stefan Thurner & Peter Klimek (2020), Ranking the effectiveness of worldwide COVID-19 government interventions

[21]   Patricio Goldstein, Eduardo Levy Yeyati & Luca Sartorio (2021), Lockdown fatigue: The declining effectiveness of lockdowns

[22]   Circolare del Ministero della Salute n. 15280 del 2 maggio 2020

[23]  Il Post (2020), Le bare dei morti di COVID-19 di Bergamo portate sui camion dell’esercito

[24]   Kenji Yomoda & Shohei Kurita (2021), Influence of social distancing during the COVID-19 pandemic on physical activity in children: A scoping review of the literature

[25]    Paula Rodríguez-Fernández, Josefa González-Santos, Mirian Santamaría-Peláez, Raúl Soto-Cámara, Esteban Sánchez-González & Jerónimo J González-Bernal (2021), Psychological Effects of Home Confinement and Social Distancing Derived from COVID-19 in the General Population-A Systematic Review

[26]   Andrea Carli – IlSole24Ore (2021), Migranti, nel 2020 del coronavirus gli sbarchi sono tornati ad aumentare

[27]   Alessandro Ferro – Il Messaggero (2021), Primi migranti contagiati: allarme variante Delta a Lampedusa

[28]  Sven Smit, Tilman Tacke, Susan Lund, James Manyika & Lea Thiel – McKinsey Global Institute (2020), The future of work in Europe

[29]   Ansa (2020), Coronavirus, Conte: “No ad allarmismi e panico”

[30]  Sergio Pistoi – Nature (2021), Examining the role of the Italian COVID-19 scientific committee

[31]  Paola Michelozzi, Francesca de’ Donato, Matteo Scortichini, Manuela De Sario, Federica Asta, Nera Agabiti, Ranieri Guerra, Annamaria De Martino & Marina Davoli (2016), On the increase in mortality in Italy in 2015: analysis of seasonal mortality in the 32 municipalities included in the Surveillance system of daily mortality

[32]   Frederik Feys, Sam Brokken & Steven De Peuter (2020), Risk-benefit and cost-utility analysis for COVID-19 lockdown in Belgium: the impact on mental health and wellbeing.

[33]   Vicki S. Conn, Adam R. Hafdahl, & Lori M. Brown (2009), Meta-analysis of quality-of-life outcomes from physical activity interventions

[34]   SIVeMP (2015), I malati di influenza curati con le macchine salva-polmoni L’allarme dai reparti di terapia intensiva. Picco di casi: 519 mila in 7 giorni

[35]   Torino Today (2016), Pronto soccorso in tilt, l’emergenza influenza mette ko anche gli ospedali

[36]   Giuseppe Bonaccorsi – La Sicilia (2017), Terapie intensive: posti letto esauriti in tutta l’Isola, emergenza negli ospedali di Catania

[37]   Il Corriere della Sera (2018), Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza

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